Meloni e Salvini

L’equazione appare oggettivamente impossibile. La Lega si propone oggi come partito di lotta e di governo, decisa a difendere i suoi consensi e a partecipare contemporaneamente alle scelte strategiche dell’Esecutivo. Un equilibrismo impossibile, una sperimentazione assolutamente speciale ed inedita. Ecco, quindi, le sollecitazioni quotidiane legate ai numeri del Covid che sembrano normalizzarsi. Aumento dei posti dei ristoranti al chiuso, all’aperto, accelerazione sulla ripresa delle palestre, delle piscine, e, soprattutto, definitivo abbandono della mascherina all’aperto. Con una tambureggiante presenza mediatica per attribuirsi meriti che spettano complessivamente al governo.

È, ormai, un gioco quotidiano di rivendicazioni che si combatte soprattutto tra Lega e Fratelli d’Italia, con l’inserimento volante, all’occorrenza, di Renzi, Calenda e qualche esponente del Pd. Draghi porta pazienza. Si rende perfettamente conto della coalizione innaturale che lo sorregge e dialoga con tutti, cercando costantemente un equilibrio. Intanto, in questo contesto, i sondaggi vedono la Lega scendere costantemente e la formazione della Meloni in crescita, pronta ad agguantare le percentuali di Salvini. E in una regola del centrodestra per cui chi prende più voti è alla guida della coalizione, la competitività diviene, quindi, particolarmente alta. Governare, con toni da opposizione, un’esperienza nuova nel laboratorio politico del Paese.

Dai sondaggi sembra che funzioni poco o, meglio, dia scarsi risultati. Anche perché gli elettori sembrano richiedere chiarezza. Dentro o fuori. E i primi segnali iniziano a materializzarsi. Domenica, a Roma, in piazza Bocca della Verità, un comizio di presentazione al referendum sulla giustizia giocato con pochi intimi. Meno di tremila persone. Tutto lo stato maggiore dei vari presidenti regionali incredulo di fronte a una piazza praticamente vuota. Difficile parlare di politica trenta gradi, ma una certa perplessità di fronte alle mosse della Lega appare oggi sufficientemente chiara.

Poi, poche ore, dopo, l’incontro con Berlusconi ad Arcore. Rimandata al mittente ogni ipotesi di governo unico. Salvini è al centro del sistema tolemaico del centrodestra. Non vuole confondersi con nessuno. Arriva, tra l altro, un secco no anche dalla Meloni convinta di avere ancora larghi margini di crescita. Nessuno, insomma, ha la smania di sparigliare le carte. La voglia di stare insieme si può tradurre, per ora, semplicemente in una federazione di partiti, niente di più. Furbizie, astuzie, malizie, artifici. Mentre le prossime amministrative corrono il rischio di sciogliere ulteriori sciarade.

GIUSEPPE SCALERA