LIA QUARTAPELLE POLITICO PD

Lo diceva Nino Manfredi, attribuendo la frase al “barista de Ceccano”. Lo dicono da poche ore gli italiani all’estero. Per la riforma della legge istitutiva dei Com.It.Es. è finalmente sceso in campo con forza il partito democratico. Il PD ha presentato alla Camera, con prima firma dell’On. Lia Quartapelle – responsabile per “Europa, Affari Internazionali e cooperazione  allo sviluppo” della Segreteria di Enrico Letta – un ddl che fa proprie pressoché tutte le proposte contenute nell’articolato approvato dal CGIE nel lontano novembre 2017. Meglio tardi che mai, e molto meglio dei partiti che hanno demandato a figure di minimo spessore la foglia di fico della presentazione di variegati testi alla Camera. Al Senato la storia è diversa e ne parleremo un’altra volta, sperando in un’azione altrettanto forte nella Camera alta della Repubblica. In generale sia gli AIRE che gli italodiscendenti sono stanchi delle dichiarazioni di chi sa poco o nulla di italiani all’estero e delle loro potenzialità ed esigenze, compresi alcuni eletti, che basano sulla propria limitatissima conoscenza locale progetti di cambiamento elettronico da applicare a tutto il mondo compreso quello dove wifi e piattaforme sono precarie e improbabili. Il testo e il documento presentati dall’On. Quartapelle sono ovviamente attualizzati, anche per far fronte al taglio dei parlamentari, che ha indebolito il già inadeguato vertice della rappresentanza, ridotto da 18 a 12 fra deputati e senatori, per cui un senatore eletto all’estero rappresenterà più di 1.600.000 cittadini e un deputato più di 800.000 persone, oltre il doppio dei colleghi eletti in Italia. Già, perché il numero degli expat – registrati e non all’AIRE – continua ad aumentare, mentre l’elettorato in Italia diminuisce costantemente dal 2006, per l’esodo di giovani disoccupati e di pensionati che non ce la fanno e non soltanto dei plurilaureati con fulgidi futuri di premi Nobel. Proprio per questo, nel preambolo la Quartapelle conferma la necessità di rafforzare “la tutela dei diritti di cittadinanza degli italiani all’estero…. un’esigenza di tutela che porta a concepire il Com.It.Es. come ‘difensore civico’ delle comunità italiane all’estero”. Il disegno di legge conferma il suffragio universale, abolendo l’imposizione dell’obbligo di dichiarare ufficialmente la propria volontà di votare, documenti alla mano, direttamente a Consolati sottostaffati e ancora in gran parte chiusi. L’opzione inversa ha fatto crollare la partecipazione dal 35% circa del 2003 a poco più del 3% del 2015 ed è ormai sostenuta solo dal MAIE e da Italia Viva. Forse perché il MAIE ha un’organizzazione capillare per far registrare al voto soltanto quelli di comprovata lealtà al Movimento? E perché Italia Viva si concentra in Europa, dove le distanze sono minime, per quanto alcuni si lamentino ancora di dover fare una manciata di chilometri da Consolato ad Ambasciata, mentre molti italiani in altri continenti vivono in megalopoli che si estendono fino a 100 chilometri. Ultimamente “il melone è uscito bianco” anche per quanto riguarda vice ministri e sottosegretari al MAECI, da Marina Sereni a Ricardo Merlo a Benedetto Della Vedova, tanto per citare alcuni fra gli ultimi. Quando alla Farnesina arriva il “corpo estraneo” dei politici, il “corpo unto dal Signore” dei diplomatici si arrocca, li circonda con un cordone sanitario, scrive le relazioni che essi leggeranno e condiziona il modo di pensare di questi malcapitati, che di solito si accostano all’incarico senza alcuna esperienza. Ormai è chiaro: le feluche sono convinte che gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero sono una sgradevole seccatura, visto che pretendono di avere voce in capitolo, di spiegare la realtà vera delle comunità, di suggerire quello che si deve fare. Perciò i vertici della Farnesina hanno segretamente decretato che l’unico modo per liberarsene senza spargimento di sangue consiste nel delegittimarli, tagliando i contributi ai Comitati non graditi a Roma, favorendo la scarsa partecipazione alle elezioni, confermando le date per il rinnovo nel  momento in cui mezzo mondo è attanagliato dalla pandemia, bloccando dal 2017 la discussione di proposte di legge che darebbero ai Com.It.Es. reali poteri di gestione e forse anche di controllo. 

Ma non è ancora detta l’ultima parola.     

Carlo Cattaneo (1801 – 1869)