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Con l’annuncio del raggiungimento di quota 500mila firme per la presentazione del referendum sull’eutanasia è scontro aperto fra promotori e oppositori della legalizzazione della ‘dolce morte’. Dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) si fa presente una “grave inquietudine” per la volontà di depenalizzare l’omicidio del consenziente.

La raccolta firme propone infatti un referendum di tipo abrogativo. I promotori puntano a eliminare una parte dell’articolo 579 del Codice penale. Ovvero la normativa che punisce l’assistenza al suicidio. In questo modo sarebbe permessa l’eutanasia attiva. Avviene quando il medico somministra il farmaco necessario a morire. Una realtà che in Italia è illegale.

Sono invece considerate lecite forme di eutanasia passiva. È quella che si pratica astenendosi dall’intervenire per tenere in vita il paziente. Soprattutto quando l’interruzione delle cure ha come scopo di evitare il cosiddetto accanimento terapeutico. “Chiunque si trovi in condizioni di estrema sofferenza va aiutato a gestire il dolore, a superare l’angoscia e la disperazione, non a eliminare la propria vita” scrivono i vescovi italiani.