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Mare agitato. Forza otto, verso la fine dell’estate. Agitazione in mare. Più precisamente sulle spiagge,  sempre più sfruttate da chi le ha in concessione. E lo Stato? Non ci guadagna, in quello che ha acquisito le sembianze di un  autentico Far West. Quest’anno record di concessioni di  stabilimenti balneari ai privati. Il dodici virgola cinque per cento in in più rispetto al 2020. Emilia Romagna, Abruzzo e Campania guidano la corsa all’accaparramento. 

Oltre il sessanta per cento delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari. Il dato medio, sottostimato, è da record europeo. Liguria, Emilia Romagna e Campania le regioni peggiori, accaparratrici per eccellenza. Puglia, Sardegna e Lazio le più virtuose. Quelle che praticano il cannibalismo meno di altre. Il giudice del tribunale ddi Genova ha trasferito il dossier sulle licenze private alle procure competenti per materia. Un’enormità, 17.594, le autorizzazioni dei gestori dei bagni che violerebbbero la direttiva Ue Bolkenstein. Il Consiglio di Stato sarà chiamato a dedicedere se è legittima la legge che congela gli effetti della norma Ue. Tutta l’Italia delle spiagge è sotto inchiesta, dalla Liguria alla Sicilia. 

Quella Italia, questa Italia, condannata nel 2016 dall’Unione Europea proprio per la mancata applicazione della direttiva Bolkenstein. Secondo il pm, il Comune di Genova avrebbe dovuto istituire bandi per per l’assegnazione delle concessioni, usufruendo del rinvio di due anni delle gare, causa emergenza covid. Ma anche questo disegno ha incontrato la bocciatura del giudice Catalano. 

L’indagine prende le mosse da una denuncia presentata dal titolare dei Bangi Liggia di Quarto, Claudio Galli, dopo il sequestro di una porzione del suo stabilimento balneare. Proprio in ragione della mancata applicazione della Bolkestein. “Se abbiamo noi violato la legge, altrettanto hanno fatto tutti gli altri”. 

La vicenda ha inizio nel 2018, e in un modo anche banale. Forse casuale. Galli chiede l’abbattimento di un muro pericolante sulla spiaggia, confinante con i bagni vicini. Sostiene di aver avuto, a voce, l’autorizzazione dal Comune Risultato? Gli viene sequestrato il muretto. Interviene il pubblico ministro che dispone il sequestro di tutti gli stabilimenti balneari.  Galli riavrà la sua spiaggia nei mesi successivi, a capo di una serie di pronunciamenti giudiziari.  

Il Paese del sole e del mare, l’Italia, è il Paese più complicato del Mediterraneo per quanto riguarda l’accesso libero alle spiagge. Irrisori i canoni di concessione, a fronte di chi gode e approfitta di un bene comune che dovrebbe essere garantito per tutti. In tutte le regioni si è verificato un aumento esponenziale delle concessioni. Gatteo a Mare, in Romagna, rappresenta uno dei casi limite. Le spiagge date tutte in concessione; Pietrasanta e Camaiore si sono accaparrati il novantotto per cento; Diano Marina il novantadue virgola due, Rimini il novanta, Cattolica l’ottantasette per cento, Pescara l’ottantaquattro. 

Puglia e Sardegna hanno stabilito il principio del diritto di accesso al mare per tutti. In Italia, purtroppo, nessun governo si è mai preoccupato di affrontare la potentissima lobby dei concessionari balneari. Da qui la proroga fino al 2034, in evidente palese contrasto con la normativa europea. Come confermato da una chiara, perentoria sentenza della Corte di Giustizia Europea. La magisrtura si occuperà del problema. 

Quale problema? I concessionari si preoccupano solo dei guadagni e  non intendono intervenire per rimediare al disagio principale. Un autentico pericolo: circa il quarantasei per cento delle coste è in erosione. Stato e Comune si fanno carico della spesa, circa cento milioni di euro l’anno. Una cifra maggiore rispetto all’incasso effettivo annuale: ottantatre milioni sui 115 del 2019. Traduzione e conclusione: gli incassi sono privati, ma le spese restano pubbliche. 

Ma c’è una soluzione possibile, una via d’uscita? Ci sarebbe. Andrebbe stabilito un limite massimo del cinquanta per cento per le spiagge in concessione per ogni comune, garantendo regole per i passaggi pubblici e spazi adeguati per i cittadini. Bisognerebbe adeguare i canoni delle spiagge in concessione e cancellare, di conseguenza, subaffitti e subentri di ogni tipo e natura nelle spiagge di maggior pregio. 

Sarebbe necessaria (anzi indispensabile) la messa in atto di una strategia litorale contro il cambiamento climatico. L’Enea calcola che cinquemila chilometri quadrati di coste italiane finiranno sott’acqua nel prossimo futuro. Un allarme da prendere in seria obbligatoria considerazione. Rigide leggi sarebbero possibili, ma chi por  mano ad esse? I concessionari se ne fregano, pensano solo ed esclusivamente alla realizzazione di incredibili redditi personali e privati. 

Mare agitato in tutti i sensi, in Liguria. Indagati i sindaci di Portofino e Santa Margherita., Matteo Viacava e Paolo Donadoni. Il pool guidato dal procuratore di Genova, Bittorio Ranieri Miniati, ipotizza per i due sindaci il reato di “abuso d’ufficio”. I primi cittadini sono accusati per le colate di cemento nel cuore dell’area protetta del Parco di Portofino. Un’area di assoluto pregio. Quella strada ricavata in fretta e furia all’indomani della mareggiata che nel 2014 aveva troncato la via Aurelia tra Portofino e Santa Margherita.