Casa degli Italiani a Montevideo

di Matteo Forciniti

Buone notizie sulla Casa degli Italiani di Montevideo, la storica sede della collettività italouruguaiana che da tempo soffre una situazione di degrado. La denuncia che avevamo pubblicato a inizio giugno ha finalmente portato i suoi frutti: si è appena conclusa la raccolta fondi lanciata dai proprietari dell’immobile per poter costruire una ringhiera i cui lavori partiranno a breve.

Quell’articolo e quelle immagini sulla Casa degli Italiani diventata meta di rifugio per i senza tetto e invasa dai rifiuti suscitò forte indignazione da parte dei lettori increduli nel vedere quello spettacolo indecoroso andato in scena quotidianamente in uno dei patrimoni dell’italianità abbandonato ormai da troppo tempo al proprio destino. Quella denuncia fece storcere il naso a qualcuno ma oggi, a distanza di tre mesi, possiamo dire senza presunzione (e lo riconoscono pure i diretti interessati) che è servita a qualcosa avendo contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica prima del lancio di una raccolta fondi che ha raggiunto l’obiettivo e alla quale ha partecipato, tra gli altri, anche Gente d’Italia con 20mila pesos. 

“La settimana prossima cominceranno i lavori per la costruzione della ringhiera” informa Mario Piastra, il presidente di Aiuda (Associazione Italiana in Uruguay Di Assistenza), proprietaria dell’immobile. “Il costo totale sarà di 150mila pesos (circa 3.500 dollari), avevamo quattro preventivi e dopo averne scartato uno per il costo eccessivo ne erano rimasti tre con dei prezzi simili. La commissione direttiva ha scelto quello più adeguato per la struttura. Prevediamo che in una ventina di giorni il lavoro potrà essere concluso”. “Abbiamo risolto un grave problema” ammette Piastra ricordando le vicissitudini attraversate. “Questa situazione di degrado ci sta costando seri problemi anche economici. Abbiamo dovuto contrattare una persona per pulire tutti i giorni la Casa perché ogni mattina è un disastro piena di rifiuti. Abbiamo denunciato tutto alla polizia ma non si è risolto niente. La denuncia del giornale è servita perché ha reso pubblico un problema che riguarda tutti”.

La raccolta fondi lanciata dall’Aiuda è riuscita a coprire quasi interamente il costo della ringhiera come spiega Piastra: “Siamo riusciti a raggiungere 140mila pesos di donazioni dovendo poi coprire il resto. Ci sono state tante collaborazioni all’interno della collettività sia di singole persone che di associazioni e istituzioni come Efasce, Famèe Furlane, Coro Gioia, Comites, patronati Inca e Acli”.

Bisogna precisare che l’Aiuda riceve finanziamenti pubblici dal governo italiano ma quei soldi -diventati sempre di meno negli ultimi anni- servono solo per dare assistenza alle persone in difficoltà e non possono essere usate per altri motivi.

“Se non ci muovevamo noi da soli non potevamo ottenere niente” riflette amaramente Piastra. “Da parte dell’Ambasciata non c’è stata alcuna collaborazione. Eppure quando vengono i politici dall’Italia l’Ambasciata ci chiede di poter utilizzare il salone e noi glielo diamo. Tra l’altro l’ambasciatore ha il titolo di presidente onorario di Aiuda”….