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Le Guerre al Terrore? Un vero ossimoro perché, per definizione, il terrorismo internazionale (con il suo sottoinsieme del fondamentalismo radicale musulmano ispirato alla Jihad) è un oggetto altamente volatile e delocalizzato. Per di più, molti dei suoi esecutori materiali, come i convertiti che hanno colpito in Europa, pur essendone cittadini a pieno titolo, rappresentano quanto di più artigianale ci sia del fai-da-te stragista.

Questi lupi solitari, non avendo a disposizione armi da guerra, fanno o tentano stragi all’arma bianca, ovvero lanciano a folle velocità camion o auto su passanti pacifici e indifesi. Solo nel caso dell’Isis (ma non di Al-Qaeda!) si è avuto un embrione violento di una forma-Stato del terrorismo islamico, in cui i sicari di Al-Baghdadi hanno promosso la creazione di un Califfato a partire dai territori conquistati dai miliziani neri in Iraq e Siria. E, in questo scenario, ha avuto senso il dispiegamento di un esercito internazionale per venirne a capo, con una guerra al terrore boots-on-the-ground. Ma nella fattispecie delle due campagne d’invasione condotte dagli Usa e dalla Nato, prima in Afghanistan nel 2001 e poi in Iraq nel 2003, la definizione di Guerra al Terrore era sprovvista di senso.

In primo luogo, perché nel caso delle Twin Towers nessun talebano è stato coinvolto nel complotto di Al-Qaeda (al contrario dei terroristi dirottatori con passaporto saudita, quindi cittadini del nostro più… fedele alleato arabo!), mentre in Iraq si è andati addirittura a cercare inesistenti armi di distruzione di massa dove c’erano soltanto deserto e sabbia. Ma quali sono stati gli errori imperdonabili degli Usa in questi venti anni di occupazione dell’Afghanistan? Di seguito, un breve elenco stilato impietosamente dal suo stesso organismo di controllo: invio in loco di personale americano poco qualificato e scarsamente formato; sovrapposizione maldestra di modelli tecnocratici occidentali alle istituzioni economiche afghane, che non avevano i minimi presupposti socio-culturali per recepirli; pretesa di formare il nuovo esercito regolare afghano con dei sistemi d’arma avanzati, che reclute e ufficiali non erano in grado di comprendere né tanto meno di provvedere alla loro manutenzione; imposizione del diritto formale all’occidentale in un Paese in cui la stragrande maggioranza dei giudizi, rapidi e rigorosi, erano informalmente impartiti dai giudici islamici della Sharia; rotazione permanente dei consulenti e degli istruttori che ha causato la così detta lobotomia annuale delle conoscenze e delle esperienze acquisite sul campo, che andavano regolarmente disperse in iniziative a breve termine, senza mai veramente scegliere un obiettivo mirato e perseguibile in tempi più lunghi e con limitate risorse.

Da questo movimento random delle strategie effimere del Pentagono, ne è derivata una corruzione capillare e dilagante, causata proprio dal miraggio di perseguire obiettivi plurimi senza un minimo di criterio e di coordinamento tra le varie iniziative. E quando la mano destra non sa quel che fa la sinistra, il disastro è invitabile. Il problema vero, tuttavia, è che questo modo di condurre inutili guerre planetarie al terrore ha il pregio diabolico di produrre fortissima instabilità in varie regioni del pianeta.

Come si è visto molto bene al prezzo di numerose vittime militari, in cui i soldati occidentali sono stati inutilmente inviati a sacrificarsi per qualcosa di cui non capivano il senso, queste iniziative hanno avuto devastanti ricadute in termini di vittime civili (calcolabili nell’ordine di milioni!) e di distruzione materiale di interi agglomerati e centri urbani. Nel 2003 si è voluto cancellare con uno stupito diktat l’esercito regolare irakeno e i suoi comandanti, per spingerli dentro una guerra civile che nessuno da lì in poi è stato in grado di fermare, dato che erano i soli a conoscere le centinaia di siti segreti irakeni dei depositi di armi ed esplosivi, compresi miliardi di dollari in contanti accumulati con il contrabbando di petrolio! In Libia e in Siria è successo lo stesso, se non peggio: l’uccisione di Gheddafi ha scatenato una guerra tribale senza freni, così come quella siriana ha prodotto milioni di profughi e centinaia di migliaia di vittime civili, oltre a un cumulo impressionante di macerie. In Yemen, altro Paese poverissimo mediorientale, sta avvenendo la stessa cosa con una guerra per proxy (per colpire indirettamente l’Iran), scatenata da sauditi ed emiratini che hanno come nemico comune gli houthi sciiti.

I loro miliziani combattono con le armi che forniamo gentilmente noi, pagate con petrodollari che versiamo sempre noi in cambio di una risorsa energetica che, senza la nostra tecnologia, sarebbe rimasta sepolta sotto la sabbia per altri milioni di anni! Con quale risultato finale? Quello di essere odiati in tutto il mondo islamico che non ne vuole sapere della democrazia all’occidentale, né tantomeno della sua dittatura del politically correct che ha già prodotto danni irreversibili anche all’interno del nostro mondo “evoluto”. Noi abbiamo preteso (e l’Afghanistan ne è l’ultima, fallimentare dimostrazione) di far scendere dall’alto l’infrastruttura istituzionale della democrazia liberale, in contesti socio-economici pressappoco fermi a qualche migliaio di anni fa, dimenticandoci la nostra Storia, per cui noi stessi abbiamo impiegato un buon numero di secoli per arrivare a quei valori che intendiamo oggi imporre d’emblée ad altri.

E quando su nostra insistenza e arroganza siamo riusciti a trasferire nel breve termine le regole democratiche per il voto popolare nella scelta delle leadership, abbiamo assistito al trionfo immediato di popolo delle formazioni fondamentaliste islamiche, come i Fratelli Mussulmani, prima in Egitto e poi, da ultimo, in Tunisia. Ma, sul fatto eclatante del loro fallimento nella corruzione e nel clientelismo, si è preferito tacere e sorvolare, non avendo mai posto la domanda essenziale del perché di questo nostro disastro. La spiegazione, invece, è banale: i sistemi socio-economici di tradizione islamica non sono in grado di governare la modernità. La possono solo assumere e comprare, per migliorare la vita dei propri sudditi/fedeli, alimentando poi con i loro costanti fallimenti di politica economica e sociale le formazioni più estreme dell’Islam radicale, che si organizzano anche ai loro danni. L’Arabia Saudita, che ha subito gli attacchi velenosi del jihadismo ultraortodosso, ne è una chiara dimostrazione. Sarebbe bene, pertanto, lasciare tutti costoro al loro Medio Evo prossimo venturo, senza più attardarsi in inutili e suicidarie Guerre al Terrore, riscoprendo da parte nostra il nucleare pulito e passando su scala di massa, nel modo più veloce possibile, alle energie rinnovabili. Rassegnandoci, almeno per qualche altro secolo, a rimanere prudentemente a casa nostra!

MAURIZIO GUAITOLI