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di Franco Esposito

Il figlio vittima consapevole pure lui. E a conoscenza del motivo per cui il papà truffatore gli spaccava i denti. Le botte, poi l’ospedale, per il ragazzino di undici anni. Il papà cinico picchiatore, ma anche la compagna era niente male. Picchiava duro anche lei. Espressione di bieca violenza, i gesti erano finalizzati all’incasso un premio assicurativo. “Il ragazzino si è ferito durante un incidente stradale”, la pietosa bugia di un padre assestato di soldi, perciò disposto a tutto. Anche a spaccare la faccia al figlioletto di undici anni. 

Botte anche alle mogli per costruire prove. Ad una già con un braccio rotto, scorticate le ferite. “Per quelli del Pronto Soccorso serve il sangue fresco”. È accaduto a Caserta, accadeva ormai da troppo tempo. I presunti incidenti stradali supportati da decine di testimoni, ovviamente comprati o compiacenti. Nella disponibilità delle famiglie organizzatrici della truffa una serie di persone disposte a raccontare falsi sinistri con soggetti feriti. Una parla di un investimento e il proprietario della Smart conferma. L’altra racconta di uno scontro in motorino. 

Quei referti valgono oro. La minore età dei sinistrati, i traumi al volto, il labbro rotto, gli incisivi spaccati, gli zigomi sanguinanti: tutto finisce nero su bianco sul referto medico che servirà agli avvocati della cricca truffaldina il premio assicurativo. E spartirsi poi, in parti uguali, il bottino.

I medici del Pronto Soccorso, in Campania ma anche nel Veneto, chiedono a domanda diretta e i minori confermano la tesi esposta dalle madri: incidente stradale. Ma in realtà questi sono solo alcuni dei casi emersi dall’inchiesta dei Carabinieri di Caserta. Sei persone arrestate, tra le quali due avvocati; notificati ventotto avvisi di garanzia a soggetti che, sin dal 2013, avrebbero simulato incidenti stradali per incassare i soldi delle compagnie assicurative. 

Ciascuno aveva un proprio ruolo. I feriti, adulti, bambini, i testimoni, i proprietari delle auto che si assumono la responsabilità dei sinistri. E gli avvocati, presenze fondamentali per impacchettare le richieste di risarcimento danni. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere ha messo in luce “il sistematico coinvolgimento di minori nel ruolo di vittime dei sinistri. I bambini sono più credibili quando, in ospedale, dicono di essersi feriti in un incidente”. 

Nessuno infatti andrebbe poi a pensare che la faccia al piccolo l’hanno rotta suo padre e sua madre per truffare l’assicurazione. In carcere è finito il presunto capo dell’associazione per delinquere finalizzata alla truffa, al falso, al traffico di droga: Simmaco Palmieri, casertano. Agli arresti domiciliari le madri dei due minori usati per le truffe, gli avvocati Adriano Cortese e Gianluigi Ramaglia e un complice, Agostino Capone. 

La lista degli indagati è destinata ad allungarsi. Il gip Ivana Salvatore ha rigettato la richiesta di misura cautelare per altre diciotto persone coinvolte nel giro truffaldino ai danni delle compagnie assicurative. Gli indagati sono residenti in vari paesi del Casertano. Santa Maria Capua Vetere, Bellona, Sparanise, Casagiove. Ma anche a Napoli, Roma e in provincia di Novara. I carabinieri di Caserta hanno ricostruito le truffe poste in essere grazie alla collaborazione di decine di fiancheggiatori pronti a testimoniare il falso al cospetto dei giudici di pace. In cambio di denaro, ovvio. 

Nel gergo, la “la lettera” è la richiesta di risarcimento danni per un sinistro stradale. Gli indagati, intercettati, ne parlano senza ricorrere ad alcun filtro. Il pm ha usato questo sistema per ottenerne l’arresto. Ma ci sono dialoghi in cui “si fa chiaramente riferimento ai minori”. Quando nella cricca c’è gente che non lavora abbastanza, ovvero non procura infortuni per falsi incidenti. Si lascia andare la madre di uno dei ragazzini: “Tu hai fatto quattro lettere, quella nemmeno una, dovete prendere i bambini…”, insiste uno degli indagati quando “gli affari iniziano a calare”. 

Succede cosa? Tra i componenti della banda, in quel periodo, qualcosa si rompe. Partono minacce reciproche, si litiga e anche di brutto. Comincia ad affiorare qualche pentito. “Quello mi ha detto che se non gli davo la macchina mi andava a denunciare dei messaggi…gli ho detto, io tengo tutto, tengo le firme…se adesso non mi porta i soldi, ci buttiamo tutte le cose addosso, mia moglie stasera si mette…io gli rompo la macchina e gliela brucio e ci pentiamo…”. 

Imperterriti cinici, altri continuavano a scorticare le braccia delle mogli. Letteralmente intercettato il dialogo. “Il braccio già lo tiene rotto…gliel’ho spezzato alcuni giorni fa…ma mo il sangue si è rappreso…prima di portarla in ospedale le scortico la crosta…ci vuole il sangue fresco”. 

Sembra il racconto di un fil horror, invece è tutto vero. Non è un brano del tomanzo “Vicolo del mortaio”, di Naguib Mahfouz. È tutto vero. Purtroppo maledettamente e squallidamente vero.