Depositphotos

di Alessandro Camilli

Costi dell’energia alle stelle che in Europa si traducono in aumenti in bolletta e in Cina in black out tanto programmati quanto diffusi. Colpa della crescita della domanda ma anche dell’aumento del costo delle materie prime. Manifestazioni di quel fenomeno che si chiama inflazione e che è il frutto, quasi naturale, delle politiche monetarie durante la crisi del Covid. Politiche che hanno immesso liquidità, necessaria per carità, ma che come i rudimenti di economia insegnano produce quell’inflazione che almeno in Europa avevamo quasi dimenticato cosa fosse.

“Una volta che saranno passati gli effetti indotti dalla pandemia, ci aspettiamo che l’inflazione scenda”, ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde. “L’inflazione è elevata e probabilmente rimarrà tale nei prossimi mesi prima di moderarsi”, ha spiegato il presidente della Federal Reserve Jerome Powell in audizione al Senato di Washington. “Mentre l’economia continua a riaprire e la spesa rimbalza, stiamo vedendo pressioni al rialzo sui prezzi, in particolare a causa delle strozzature dell’offerta in alcuni settori”.

E’ in questo contesto che va letto e inquadrato il rincaro dell’energia. Alle 9 di mattina di mercoledì 22 settembre in Italia le partite all’ingrosso di corrente elettrica erano valutate 228 euro per mille chilowattora. Salendo sino ai 250 euro alle 20 dello stesso giorno. Per trovare un prezzo più alto bisogna tornare indietro di 9 anni, al 2012, quando superò i 300.

Costi che, da noi, si traducono negli aumenti in bolletta di cui tanto si è parlato e sui il governo è intervenuto, calmierandoli. Ma aumenti che saranno comunque nell’ordine del 30% per le famiglie italiane per l’elettricità e quasi del 20% per il gas. Una vera batosta che pesa però anche, e molto, sulla produzione e sulle industrie, dove l’aumento di questa voce di costo riduce e mette a rischio il margine di guadagno.

Aumenti che non riguardano solo l’Europa. In Cina, secondo Bloomberg Intelligence, almeno 17 province e regioni, pari al 66% del Pil, hanno annunciato forme di interruzione di energia, soprattutto nell’industria pesante. I prezzi record del carbone rendono infatti anti-economica la generazione elettrica malgrado la forte impennata della domanda.

Aumento della bolletta energetica e diminuzione della produzione sono già sinonimo di inflazione. Ed è questa la vera batosta che sta arrivando. Conseguenza fisiologica di quanto fatto dalle banche centrali negli ultimi due anni: iniettato denaro nelle economie di tutto il mondo. Una scelta economica non solo giusta ma in qualche modo inevitabile vista la pandemia. Le economie erano allo stremo e per salvarle era necessaria liquidità

Non c’è quindi da stupirsi dell’impennata dei prezzi, compresi quelli della benzina e dei carburanti. Avremmo dovuto aspettarcelo. Ma dopo tanti anni di stabilità monetaria figlia dell’Euro, non eravamo davvero più abituati.