di Mimmo Carratelli 
 
C’erano una volta nel 1947-48 Napoli e Salernitana in serie A, secondo torneo regolare dopo la guerra, unico derby nel massimo campionato tra azzurri e granata. Ce lo raccontavano i nostri maestri dell’epoca del pallone di cuoio, Arturo Collana grande e grosso, rossiccio, detto John Wayne, Carlo Di Nanni l’Ingegnere, Mimì Farina, Ugo Irace. 

A Salerno, il mitico Gipo Viani (che avrebbe fatto coppia con Nereo Rocco nel Milan) giocava col finto centravanti. Alberto Piccinini, che aveva il numero 9, retrocedeva in difesa a fare il battitore libero nella preistoria del catenaccio, un marchingeno che fu definito Vianema. 

Il toscanaccio Ivo Buzzegoli era una roccia di difensore. Vincenzo Margiotta di Agropoli avrebbe segnato 85 gol con la Salernitana. 

Napoli frastornato. Arrivarono dall’Uruguay il terzino Candales, il centro-mediano Cerilla e Roberto La Paz, mulatto, primo giocatore di colore in Italia, un matto scatenato, centravanti che dribblava anche i fili d’erba. 

Per 16 milioni arrivò dalla Roma Naim Krieziu, ala destra albanese. Giocatore delizioso in maglia azzurra, mezz’ala sinistra, il ligure Andrea Verrina, cannoniere il centravanti Di Benedetti, all’ala sinistra il bolognese Carlo Barbieri (che da solo, con tre gol, portò il Napoli a vincere a Torino contro la Juventus). 

A Salerno, 2 novembre 1947, fu un festival di gol (3-3). La Salernitana rimontò i gol di Barbieri e Di Benedetti con Onorato, un rigore di Buzzegoli e Vaschetto. A un minuto dalla fine agguantò il pareggio Dante Di Benedetti di Genzano, giunto al Napoli a trent’anni con i capelli che lo stavano abbandonando. 

Napoli e Salernitana retrocessero in serie B. I granata sul campo, il Napoli per illecito. L’azzurro Gigi Ganelli, mezz’ala, fu accusato di avere corrotto tre giocatori del Bologna (Cappello con un mitico nasone, Taiti e Arcari) dopo la vittoria del Napoli, gol di Krieziu, sul campo bolognese, successo prezioso per evitare la retrocessione. Tutto inutile. Il giudice sportivo mandò il Napoli in B. 

In seguito, Napoli e Salernitana si sarebbero confrontati dodici volte in serie B e otto volte in Coppa Italia. Nei tempi romantici, i granata giocavano al centro della città, il mitico Vestuti, lo stadio di fatti e misfatti. 

Settantatre anni dopo, riecco Salernitana-Napoli in serie A, tutta un’altra storia. Non corre buon sangue fra Salerno e Napoli. Ne abbiamo sempre parlato, sulle terrazze dell’Irno Salerno, con Nicola Fruscione, “il rosso”, indimenticabile asso del giornalismo salernitano, prendendoci in giro, con Nino Petrone, da Salerno al “Corriere della sera”, e con Gianfranco Coppola che oggi ci presiede dall’alto scranno dell’Unione stampa sportiva.

C’erano una volta nel 1947-48 Napoli e Salernitana in serie A, secondo torneo regolare dopo la guerra, unico derby nel massimo campionato tra azzurri e granata. Ce lo raccontavano i nostri maestri dell’epoca del pallone di cuoio, Arturo Collana grande e grosso, rossiccio, detto John Wayne, Carlo Di Nanni l’Ingegnere, Mimì Farina, Ugo Irace. 

A Salerno, il mitico Gipo Viani (che avrebbe fatto coppia con Nereo Rocco nel Milan) giocava col finto centravanti. Alberto Piccinini, che aveva il numero 9, retrocedeva in difesa a fare il battitore libero nella preistoria del catenaccio, un marchingeno che fu definito Vianema. 

Il toscanaccio Ivo Buzzegoli era una roccia di difensore. Vincenzo Margiotta di Agropoli avrebbe segnato 85 gol con la Salernitana. 

Napoli frastornato. Arrivarono dall’Uruguay il terzino Candales, il centro-mediano Cerilla e Roberto La Paz, mulatto, primo giocatore di colore in Italia, un matto scatenato, centravanti che dribblava anche i fili d’erba. 

Per 16 milioni arrivò dalla Roma Naim Krieziu, ala destra albanese. Giocatore delizioso in maglia azzurra, mezz’ala sinistra, il ligure Andrea Verrina, cannoniere il centravanti Di Benedetti, all’ala sinistra il bolognese Carlo Barbieri (che da solo, con tre gol, portò il Napoli a vincere a Torino contro la Juventus). 

A Salerno, 2 novembre 1947, fu un festival di gol (3-3). La Salernitana rimontò i gol di Barbieri e Di Benedetti con Onorato, un rigore di Buzzegoli e Vaschetto. A un minuto dalla fine agguantò il pareggio Dante Di Benedetti di Genzano, giunto al Napoli a trent’anni con i capelli che lo stavano abbandonando. 

Napoli e Salernitana retrocessero in serie B. I granata sul campo, il Napoli per illecito. L’azzurro Gigi Ganelli, mezz’ala, fu accusato di avere corrotto tre giocatori del Bologna (Cappello con un mitico nasone, Taiti e Arcari) dopo la vittoria del Napoli, gol di Krieziu, sul campo bolognese, successo prezioso per evitare la retrocessione. Tutto inutile. Il giudice sportivo mandò il Napoli in B. 

In seguito, Napoli e Salernitana si sarebbero confrontati dodici volte in serie B e otto volte in Coppa Italia. Nei tempi romantici, i granata giocavano al centro della città, il mitico Vestuti, lo stadio di fatti e misfatti. 

Settantatre anni dopo, riecco Salernitana-Napoli in serie A, tutta un’altra storia. Non corre buon sangue fra Salerno e Napoli. Ne abbiamo sempre parlato, sulle terrazze dell’Irno Salerno, con Nicola Fruscione, “il rosso”, indimenticabile asso del giornalismo salernitano, prendendoci in giro, con Nino Petrone, da Salerno al “Corriere della sera”, e con Gianfranco Coppola che oggi ci presiede dall’alto scranno dell’Unione stampa sportiva. La Salernitana ha appena vinto a Venezia la seconda partita di questa stagione dopo avere battuto il Genoa all’Arechi. È arrivato Colantuono, allenatore energico, a scuotere i granata. Bella squadra alla quale Franck Ribery, l’asso del Bayern, 38 anni, ha aggiunto classe e dedizione, Bonazzoli è un signor centravanti, Vid Belec sloveno di Maribor è un portiere notevole (1,92), dal Senegal sono arrivati Mamadou Coulibaly e Lassana Coulibaly che danzano calcio. La squadra prende troppi gol, ecco il difetto. 

Il Napoli, ormai nel club-scudetto, sta spazzolando gli avversari, ma non avrà vita facile a Salerno e giocherà con un pubblico cordialmente avverso. Non sarà una partita tranquilla. Il tifo granata, eccitato dal derby, farà un frastuono delirante. Farebbe bene Spalletti ad imitare Ulisse suggerendo agli azzurri di tapparsi le orecchie. 

Col Bologna, giovedì, è stata una gara che non ha assorbito molte energie al Napoli perché è andata liscia verso una inevitabile vittoria. Spalletti non ha forzato il turn-over in questo periodo di una partita ogni tre giorni. A Salerno dovrebbe giocare con i titolarissimi e impiegare i titolari sfruttando i cinque cambi. 

All’Arechi hanno fatto i gradassi la Roma (4-0) e l’Empoli (4-2), l’Atalanta è passata con un solo gol. È stato il pedaggio pagato dai granata alla riapparizione in serie A dopo ventidue anni. Bella squadra, ma perdente. Ora ha imparato la lezione e andrà sul concreto. Difesa più coperta e sano contropiede. Il Napoli dovrà sudarsela. 

C’erano una volta nel 1947-48 Napoli e Salernitana in serie A, secondo torneo regolare dopo la guerra, unico derby nel massimo campionato tra azzurri e granata. Ce lo raccontavano i nostri maestri dell’epoca del pallone di cuoio, Arturo Collana grande e grosso, rossiccio, detto John Wayne, Carlo Di Nanni l’Ingegnere, Mimì Farina, Ugo Irace. 

A Salerno, il mitico Gipo Viani (che avrebbe fatto coppia con Nereo Rocco nel Milan) giocava col finto centravanti. Alberto Piccinini, che aveva il numero 9, retrocedeva in difesa a fare il battitore libero nella preistoria del catenaccio, un marchingeno che fu definito Vianema. 

Il toscanaccio Ivo Buzzegoli era una roccia di difensore. Vincenzo Margiotta di Agropoli avrebbe segnato 85 gol con la Salernitana. 

Napoli frastornato. Arrivarono dall’Uruguay il terzino Candales, il centro-mediano Cerilla e Roberto La Paz, mulatto, primo giocatore di colore in Italia, un matto scatenato, centravanti che dribblava anche i fili d’erba. 

Per 16 milioni arrivò dalla Roma Naim Krieziu, ala destra albanese. Giocatore delizioso in maglia azzurra, mezz’ala sinistra, il ligure Andrea Verrina, cannoniere il centravanti Di Benedetti, all’ala sinistra il bolognese Carlo Barbieri (che da solo, con tre gol, portò il Napoli a vincere a Torino contro la Juventus). 

A Salerno, 2 novembre 1947, fu un festival di gol (3-3). La Salernitana rimontò i gol di Barbieri e Di Benedetti con Onorato, un rigore di Buzzegoli e Vaschetto. A un minuto dalla fine agguantò il pareggio Dante Di Benedetti di Genzano, giunto al Napoli a trent’anni con i capelli che lo stavano abbandonando. 

Napoli e Salernitana retrocessero in serie B. I granata sul campo, il Napoli per illecito. L’azzurro Gigi Ganelli, mezz’ala, fu accusato di avere corrotto tre giocatori del Bologna (Cappello con un mitico nasone, Taiti e Arcari) dopo la vittoria del Napoli, gol di Krieziu, sul campo bolognese, successo prezioso per evitare la retrocessione. Tutto inutile. Il giudice sportivo mandò il Napoli in B. 

In seguito, Napoli e Salernitana si sarebbero confrontati dodici volte in serie B e otto volte in Coppa Italia. Nei tempi romantici, i granata giocavano al centro della città, il mitico Vestuti, lo stadio di fatti e misfatti. 

Settantatre anni dopo, riecco Salernitana-Napoli in serie A, tutta un’altra storia. Non corre buon sangue fra Salerno e Napoli. Ne abbiamo sempre parlato, sulle terrazze dell’Irno Salerno, con Nicola Fruscione, “il rosso”, indimenticabile asso del giornalismo salernitano, prendendoci in giro, con Nino Petrone, da Salerno al “Corriere della sera”, e con Gianfranco Coppola che oggi ci presiede dall’alto scranno dell’Unione stampa sportiva. La Salernitana ha appena vinto a Venezia la seconda partita di questa stagione dopo avere battuto il Genoa all’Arechi. È arrivato Colantuono, allenatore energico, a scuotere i granata. Bella squadra alla quale Franck Ribery, l’asso del Bayern, 38 anni, ha aggiunto classe e dedizione, Bonazzoli è un signor centravanti, Vid Belec sloveno di Maribor è un portiere notevole (1,92), dal Senegal sono arrivati Mamadou Coulibaly e Lassana Coulibaly che danzano calcio. La squadra prende troppi gol, ecco il difetto. 

Il Napoli, ormai nel club-scudetto, sta spazzolando gli avversari, ma non avrà vita facile a Salerno e giocherà con un pubblico cordialmente avverso. Non sarà una partita tranquilla. Il tifo granata, eccitato dal derby, farà un frastuono delirante. Farebbe bene Spalletti ad imitare Ulisse suggerendo agli azzurri di tapparsi le orecchie. 

Col Bologna, giovedì, è stata una gara che non ha assorbito molte energie al Napoli perché è andata liscia verso una inevitabile vittoria. Spalletti non ha forzato il turn-over in questo periodo di una partita ogni tre giorni. A Salerno dovrebbe giocare con i titolarissimi e impiegare i titolari sfruttando i cinque cambi. 

All’Arechi hanno fatto i gradassi la Roma (4-0) e l’Empoli (4-2), l’Atalanta è passata con un solo gol. È stato il pedaggio pagato dai granata alla riapparizione in serie A dopo ventidue anni. Bella squadra, ma perdente. Ora ha imparato la lezione e andrà sul concreto. Difesa più coperta e sano contropiede. Il Napoli dovrà sudarsela. 

La Salernitana ha appena vinto a Venezia la seconda partita di questa stagione dopo avere battuto il Genoa all’Arechi. È arrivato Colantuono, allenatore energico, a scuotere i granata. Bella squadra alla quale Franck Ribery, l’asso del Bayern, 38 anni, ha aggiunto classe e dedizione, Bonazzoli è un signor centravanti, Vid Belec sloveno di Maribor è un portiere notevole (1,92), dal Senegal sono arrivati Mamadou Coulibaly e Lassana Coulibaly che danzano calcio. La squadra prende troppi gol, ecco il difetto. 

Il Napoli, ormai nel club-scudetto, sta spazzolando gli avversari, ma non avrà vita facile a Salerno e giocherà con un pubblico cordialmente avverso. Non sarà una partita tranquilla. Il tifo granata, eccitato dal derby, farà un frastuono delirante. Farebbe bene Spalletti ad imitare Ulisse suggerendo agli azzurri di tapparsi le orecchie. 

Col Bologna, giovedì, è stata una gara che non ha assorbito molte energie al Napoli perché è andata liscia verso una inevitabile vittoria. Spalletti non ha forzato il turn-over in questo periodo di una partita ogni tre giorni. A Salerno dovrebbe giocare con i titolarissimi e impiegare i titolari sfruttando i cinque cambi. 

All’Arechi hanno fatto i gradassi la Roma (4-0) e l’Empoli (4-2), l’Atalanta è passata con un solo gol. È stato il pedaggio pagato dai granata alla riapparizione in serie A dopo ventidue anni. Bella squadra, ma perdente. Ora ha imparato la lezione e andrà sul concreto. Difesa più coperta e sano contropiede. Il Napoli dovrà sudarsela.