di Stefano Ghionni

Lo sciopero, si sa, è sempre uno strumento molto amato dai sindacati che difatti ora ne minacciano uno in merito alla manovra economica stilata dal governo. Questa volta nel mirino del segretario della Cgil Landini c’è il tema legato alle pensioni. “A oggi su questo argomento – le sue parole a Sky Tg24 – non c’è alcun tavolo, alcuna trattativa. L’ultima, quando è stata prodotta l’ape sociale di cui si discute anche oggi, fu fatta col governo Gentiloni. Poi con Conte 1, Conte 2 e Draghi non è mai stato aperto un confronto. Apriamolo, serve una riforma complessiva, da tre anni abbiamo presentato una piattaforma”.

Poi la minaccia dello sciopero: “Per il momento insieme a Cisl e Uil abbiamo deciso che ci saranno mobilitazioni regionali. Se poi anche a novembre non dovessero esserci confronti, trattative o risposte alle piattaforme che abbiamo presentato, allora non escludiamo nulla. Lo sciopero è uno strumento previsto per ottenere risultati”. Per Landini, insomma, non vengono garantiti determinati diritti: “Il nostro problema non è quota 100, ma avere un sistema pensionistico che tuteli i giovani. Se restano i 600 milioni di euro previsti nella manovra non ci sono le condizioni per una riforma delle pensioni”.

Il segretario generale del sindacato si è detto poi in contratto con Confindustria che è d’accordo con le mosse dell’esecutivo: “Ma noi non siamo d’accordo sul taglio dell’Irap perché gli 8 miliardi devono andare ai lavoratori dipendenti e ai pensionati per aumentare la busta paga”. Landini si è scagliato anche contro chi vuole eliminare il Reddito di cittadinanza: “Ci sono una serie di cose penalizzanti che andrebbero discusse meglio: della riforma del reddito di cittadinanza non tutto ci convince. Ma credo sia sbagliato tagliarlo perché dietro ci sono milioni di poveri e perché il vero tema è creare lavoro, è una politica industriale”. A proposito del fondo sul fisco, ha spiegato inoltre che “dal 2015 al 2021 sono andati alle imprese 170 miliardi di finanziamenti e sostegni”.