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di Franco Esposito

Amazon si è beccato una supermulta da 1,1 miliardi. Una roba enorme, senza precedenti nella storia degli interventi dell’Antitrust. Stessa malasorte potrebbe colpire Pfizer se fossero provate le accuse provenienti dall’Inghilterra. I media britannici trattano l’argomento con titoli vistosi, di grande impatto sull’opinione pubblica. “Pfizer pagava gli esperti per screditare Astrazeneca”.

La grave accusa è al centro di un’inchiesta del canale britannico Channel 4, anticipata da alcuni quotidiani londinesi. I media avrebbero scoperto il vaso di Pandora, e rivelato che il costo di produzione del vaccino Pfizer-BioN’Tech è molto basso. Settantasei centesimi di sterlina, 89 centesimi di euro al cambio, laddove il prezzo di vendita al governo del Regno Unito è di ventidue sterline, ossia 25.7 euro. Restano però segreti i costi complessivi di produzione del vaccino. Come pure i prezzi di vendita ai singoli Stati.

L’inchiesta di Channel 4 rischia di scatenare un autentico putiferio. La posizione di Pfizer, a naso, appare seriamente compromessa, se alle accuse urlate in tv e sui giornali seguirà l’esposizione delle prove. La società è sotto il bombardamento scatenato da Channel 4. “La stima è priva di senso, perché e non tiene conto, ad esempio, della spesa per la ricerca e per la distribuzione”.

Pfizer ha scritto inoltre: nel corso dell’ultima trimestrale , “i margini percentuali di profitto pre-tasse sono in the high 20s, ovvero oscillano dal 25 al 29 per cento rispetto ai ricavi”. Ma il punto non è esattamente questo: è come Pfizer ha realizzato col vaccino guadagni abnormi. Ingenti è dire poco, praticamente niente. Quest’anno stima infatti di fatturare 36 miliardi di dollari solo col vaccino. I profitti pre tasse non dovrebbero andare oltre i 9 e gli 10,4 miliardi di dollari.

La notizia destinata a sollevare infinite polemiche riguarda la concorrenza con Astrazeneca. La compagnia britannica che ha venduto il vaccino a prezzo di costo. Ma non ha avuto la stessa fortuna di quello marchiato Pfizer-BioN’Tech. Né di quello prodotto da Moderna. Ma maggioranza degli scienziati ha spiegato la sconfitta di Astrazenca e Moderna con la “inferiore tecnologia e l’incidenza di effetti avversi”.

Pfizer avrebbe contribuito a peggiorare l’immagine di Astrazeneca. Secondo il tabloid Daily Mail, che ha pubblicato un’anticipazione della puntata di Channel 4, la compagnia americana avrebbe pagato alcuni esperti per screditare il vaccino britannico. In un seminario in Canadà, nel 2020, alcuni relatori hanno sostenuto che il prodotto di Astrazeneca “oltre a non essere efficace su persone immunodepresse, può favorite l’insorgenza di nuovi tumori”.

Servita la grave accusa di aver assoldato un gruppo di esperti per andare in quel posto ad Astrazeneca, continua a concentrarsi sulla differenza di trattamento riservata da Pfizer ai vari Paesi del mondo. Albert Bourla, numero uno della compagnia, ha detto recentemente che Pfizer ha applicato prezzi diversi a seconda del tipo di nazione. Il risultato delle disparità usate? I vaccini sono arrivati in abbondanza quasi solo nel mondo ricco.

I Paesi più poveri accontentati con iniziative come Covax e Aval. Ma alle nazioni meno abbienti, finora, le case farmaceutiche hanno consegnato le dosi con estrema lentezza. In Italia il Fatto Quotidiano ha denunciato più volte questo lento andamento.

La sintesi fortemente critica l’ha messa in piazza Tom Frieden, direttore del Center for Disease Control and Prevention. L’Agenzia federale che negli Stati Uniti si occupa di sanità. Frieden ha lavorato per il governo nel periodo dell’amministrazione Obama. “Se ti concentri solo sulla massimazione dei tuoi profitti e ei un produttore di vaccini, sei un avvoltoio”. Dichiarazione di una pesantezza evidente e devastante: Pfizer dovrebbe sentire il dovere di rispondere a Tom Frieden.

Il Financial Times ha pubblicato la scorsa settimana un’inchiesta su Pfizer. Strive Masiywa, miliardario dello Zimbabwe coordinatore del team di vaccinazione dell’Unione Africana, ha illustrato al quotidiano il comportamento che Pfizer ha avuto con lui. “Alla fine del 2020 ci eravamo accordati per la consegna di 2 milioni di dosi per iniziare la vaccinazione del personale sanitario africano (cinque milioni di persone), ma il contratto non arrivava. Continuavano a dirmi: la settimana prossima. Così siamo arrivati ad aprile”.

Il mese successivo, a maggio, Masiywa apprende dai giornali che l’Unione Europea ha appena firmato un contratto con Pfizer per 1,8 miliardi di dosi. Invia una “protesta molto pesante”, indirizzata a Bourla, numero uno di Pfizer. “Chiedo qual è la causa del ritardo”. Come è finita, domanda a lui il Financial Times? L’Unione Africana si è dovuta accontentare delle dosi in regalo dell’Amministrazione Biden.

Noi di Gente d’Italia rileviamo una forte affinità con le manifestazioni di slealtà espresse da Amazon verso la concorrenza. E voi? Il nostro pensiero finale fa riferimento ad un antico detto: “se non è zuppa è pan bagnato”.