Cario

Egregio Direttore,

Quelli di noi che sono convinti che la democrazia sia il sistema di organizzazione sociale e politica che garantisce l’equilibrio tra i diversi poteri che entrano in gioco in una società, siamo felici di apprendere che il 12 gennaio il Senato ha premiato Fabio Porta restituendogli il suo scranno, chi dichiara questo evento come “un fatto che al di là della sua persona o del partito di appartenenza (PD), è una vittoria che dovrebbe rendere felici tutti coloro che ancora credono nel voto all’estero”. È vero che la frode viene sanzionata legalmente per la prima volta, anche se non è la prima volta che ciò accade. In precedenti occasioni è rimasto solo nei commenti di piazza o nei discorsi da caffè, cosa grave invece, quando la frode delegittima la democrazia stessa.

Benché questo si manifesti al termine di un evento elettorale con un risultato che si esprime in termini matematici, non si tratta della chiusura di un bilancio che implica di conseguenza il successo di un’impresa. Qui i numeri rappresentano un diritto dei cittadini che governano attraverso le loro rappresentanze.

Ricordo un film in cui Michael Moore chiedeva a deputati e senatori statunitensi “Democrazia o capitalismo?”. Molti di questi parlamentari hanno risposto “Capitalismo”, una contraddizione che la democrazia tollera con lo scopo di garantire i diritti, ma che il capitalismo, se continuiamo con la stessa logica, non lo fa.

Il lettore può dire che da quanto detto fin qui implicita una questione elementare: sui sospetti di frode che esistevano sin dalla nomina di Cario: cosa fece l’USEI, a maggior ragione, visto che Cario lasciò subito l’USEI per passare al partito che lo aveva aiutato, cioè al MAIE?, lasciando così il sospetto di un accordo tra l’imputato Cario e il MAIE, prima dei risultati delle elezioni, o è come dicono le prove, più di 20.000 voti fraudolenti che mettono in discussione e colpiscono anche Eugenio Sangregorio, capo del partito?* L’USEI ha denunciato questo evento difendendo soprattutto i diritti democratici? Conosciamo tutti la risposta: non l’ha fatto.

Essendo che stiamo parlando di rappresentanza democratica dove i numeri rappresentano la volontà degli elettori, una volta terminato il controllo, si avverte che si sospettava che c’era una frode. È come se lo sceriffo affermasse che sapeva che la banca sarebbe stata rapinata.

Cario non è un amministratore delegato che è passato da un’azienda all’altra che gli offriva condizioni di lavoro migliori, né l’USEI è un’azienda che offre servizi e cerca di realizzare un profitto a fine bilancio. Si tratta di eletti che rappresentano una comunità importante che vive, lavora, studia fuori dall’Italia e che ha bisogno di eletti che la rappresentino e ne risolvano i problemi, che siano la sua voce in parlamento affinché lo Stato italiano e gli italiani della penisola sappiano, che fuori dall’Italia c’è una grande ricchezza di risorse umane, economiche, produttive e culturali.

Ciò che è in gioco qui sono i diritti dei cittadini. Il caso della frode di Cario è una parte molto importante di questo problema, ma non l’unico. Non dimentichiamo che Alberto Becchi, candidato del PD di Mar del Plata, è ancora in itinere per questa frode.
Credo che tutti i partiti con principi etici e morali dovrebbero celebrare il trionfo della democrazia, dopo tante sfortunate esperienze all’estero.

E alla fine di questa riflessione c’è una domanda fondamentale: quanti progetti ha presentato Adrián Cario e qual è stata la sua partecipazione al Senato (a Palazzo Madama)?
Se il lettore è interessato, può visitare il sito della Camera dei Deputati, cercare l’opera parlamentare di Fabio Porta, e verificarvi una presenza esemplare, oltre alla comunicazione di essere stato premiato dal Parlamento italiano come 3° miglior parlamentare.
da Rosario,

*Ricordiamo che la Giunta per le Elezioni ha indagato su otto sezioni di Buenos Aires (circa seimila schede), mentre la Procura della Repubblica ha sottoposto a perizia calligrafica cinque sezioni (circa quattromila schede) arrivando così ad un totale di diecimila schede verificate dalla giustizia parlamentare e da quella giudiziaria, che hanno confermato la massiccia manipolazione del voto in almeno 13 delle 99 sezioni di Buenos Aires. Tali verifiche fanno arrivare alla considerazione che i brogli hanno riguardato almeno altre 20 sezioni di quella circoscrizione, così come confermato da una ulteriore perizia giurata redatta dal dipartimento di statistica dell’università di Palermo in Italia

Salvatore Finocchiaro 

Consigliere Rosario Comitati. Coordinatore USEF Argentina