Matteo Salvini (foto depositphotos)

di Lucio Fero

Salvini ha detto a Draghi: possiamo votarti come Capo dello Stato. Ma non si è fermato qui, ha aggiunto: se ci dai garanzie preventive sul chi guida e come è fatto il governo che verrà dopo il tuo. Un governo che dovrebbe essere molto meno tecnico e un po’ più verniciato di destra di quello attuale. Salvini a Draghi: ci stai? Draghi, prima ancora di starci o no, ha risposto che garanzie di questo tipo non può darne. A Salvini sembra un’ottima idea avere al Quirinale la garanzia del sostegno Ue e al governo, in mani politiche e non tecniche, la gestione reale di ciò che Draghi/garanzia fa arrivare. Il sostegno però a Draghi presidente della Repubblica viene così però legato ad una pre condizione così stringente e massiccia da non essere più…un sostegno. Piuttosto uno sfarinamento dell’ipotesi Draghi capo dello Stato e di Draghi stesso.

Alla Meloni Draghi presidente della Repubblica non dispiace, anche qui però ad una condizione pesante e stringente. Meloni non la chiede a Draghi, la chiede alle cose: pensa che con Draghi al Colle un governo presieduto da chiunque e chiunque siano i ministri sia tra l’impervio e l’impossibile. La Meloni pensa che Draghi via da Palazzo Chigi sia la strada che porta alle elezioni nel 2022 e non nel 2023, l’unico vero traguardo nella testa di FdI. Nella strategia della Meloni Draghi è una sorta di tappo da far saltare sia pure appoggiandolo al Quirinale. L’appoggio della Meloni a Draghi Presidente è quello che i latini chiamavano promuovere per rimuovere. Un altro modo per sfarinare quel che fu Super Mario.

Forza Italia conta molti Grandi Elettori in Parlamento ma non ha più bussola e sbanda. Ma una cosa hanno chiara: Draghi al posto che secondo loro doveva e poteva essere di Berlusconi, questo no. Sono oggi anti Draghi per quello che nel calcio i cronisti chiamano “fallo di frustrazione”.

Giuseppe Conte, potesse, Draghi lo rimanderebbe in Bankitalia. Per rivalsa personale e per calcolo politico che in parte coincidono Conte e la parte di M5S che a lui risponde e si affida sono avvinti al mantra del Draghi resti dove è, cioè non vada al Quirinale. Dell’altra parte di M5S nessuno può dire con certezza, neanche approssimativa, cosa voglia e farà.

Letta (anche una parte del Pd non vuole Draghi al Quirinale in nome della rivincita della politica, formula che affascina molto la sinistra a sinistra del Pd) rileva che giocando così ci si gioca Draghi. In toto. Non lo si vota come Presidente delle Repubblica e gli si rende di fatto impossibile restare come Presidente del Consiglio. 

Appena un anno fa i partiti fecero spazio ed ola a Draghi, consegnandogli non solo un governo ma anche e soprattutto e niente meno l’esplicita missione di difendere la nazione dalla pandemia e di mantenerla in vita economicamente. Un anno dopo i partiti lavorano a sfarinare i poteri, il ruolo, i compiti in fondo l stessa presenza di Draghi.