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di Franco Esposito

 

 

La malamilano a Milano. Giuseppe Sculli chi? Proprio lui, ex calciatotre, attaccante soprattutto di Genoa e Juventus. Calabrese molto chiacchierato già quando prendeva a calci il pallone. Giuseppe Sculli oggi? Lui ei suoi compari sono i nuovi re della mala di Milano. Grazie alle rivelazioni del pentito Ficarra, capo del clan Molè in Lombardia, la Procura ha potuto ricostruire la rete dei clan locali. Determinante l’apporto del nuovo pentito, ecco come gli inquirenti hanno smascherato ‘ndranghetisti e mafiosi. 

L’ex calciatore Giuseppe Sculli, per il momento, non è indagato. Malgrado gli sia stato dato un chilo di sei di coca,   in via S. Marco, a Milano.  Insieme con il boss anni ’80, ha preso parte a svariati consessi della ‘ndra ghet, speso determinandone l’esito. 

Lex calciatore anche della Lazio, Giuseppe Sculli è il nipote del sanguinario boss Giuseppe Morabito, ‘u Tiradritto. Spalleggiati entrambi dal potente trafficante siciliano Carlo Zaccoi. A sua volta, figlio di “Nino il bello”, proconsole milanese di Cosa Nostra. E poi c’è dell’altro, roba grossa. Girolamo Piromalli, alias Mommino, presenza ineludibile dei locali della movida e nipote del capo di una delle cosche più potenti e sanguinarie della Calabria. 

Ma chi è il gallo canterino Domenico Ficarra? Classe 1984, soprannominato Corona, è ritenuto dalla Procura di Milano uno dei referenti della ‘ndrangheta in Lombardia. Arrestato nel marzo scorso, ha iniziato a collaborare con la Procura di Milano. Sei dei suoi verbali sono stati depositati al processo con rito abbreviato iniziato a Milano nell’aula bunker. L’inchiesta “Cavalli di razza”, il 21 novembre 2021, portò a cinquantaquattro arresti. 

Giuseppe Sculli, l’x calciatore che un giorno andò a parlamentare con gli inferociti tifosi del Genoa. Scopo della missione pubblica, all’interno dello stadio Luigi Ferraris, alla fine di una partita andata male per la squadra locale, la mediazione per evitare che i giocatori genonani dovessero consegnare ai fans le loro divise da gioco. In quanto ritenuti indegni di indossarle. 

Stimato per la sua generosità sui campi di calcio, Beppe Sculli è un assiduo partecipante ai summit mafiosi ai tavoli di ristoranti di lusso, ai piani alti della nuova city di Milano. I boss in trasferta alloggiano al Palazzo Parigi, prestigioso hotel a due passi dalla Questura di via Fatebenefratelli. Gestiscono concessionarie di supercar appartenenti in modo occulto alla cosca Commisso di Siderno. 

Poi, la catena delle fraternità: parte dei trapsorti venivano dati a famiglie calabresi. I Palmieri imparentati con i Medici, legati al clan Martusciello. “Sono dovuto intervenire, Palmieri voleva allargarsi e avere più lavori”. 

Già calciatore di serie A, Sculli viene tirato in ballo dal pentito Ficarra per una scabrosa vicenda. L’affare dei trasporti per conto della Spumador Spa, gestiti in monopolio dallo zio di Ficarra. Un uomo di fiducia porta le “ambasciate” a Giuseppe Sculli.  

Un perfetto romanzo criminale, documentato appunto dai verbali del nuovo collaboratore di giustizia. Domenico Ficarra, accusato di estorsione e di essere tra i capi di un’organizzazione mafiosa tra Milano e Como, decide di collaborare con i pm Sara Ombra e Pasquale Addesso. Recitano i verbali: “La famiglia Ficarra è stato sempre al servizio di Molè…Fino all’omicidio di Eocco Molè, avvenuto nel 2008, eravamo a disposizione per tutto. IO rimasi sconvolto, ero molto legato a Rocco, e dopo l’omicidio sono salito a Milano…. Abbiamo colto l’occasione per insediarci in Lombardia”. 

Ficarra, giovane boss, è innamorato della bella vita e delle Ferrari noleggiate preso una nota concessionaria, e gli altri mettono nel mirino l’ex poliziotto e funzionario di banca Cesare Pravisano, “…era diventato il nostro bancomat”. Commercialista della cosca lo zio del futuro collaboratore di giustizia, Massimiliano Ficarra, anche lui coinvolto nell’inchiesta, arrestato per un giuro di frodi fiscali. “…era a disposizione di Molè, riciclava i loro soldi e organizzava truffe milionarie. “…Molè incassava gli interessi. Morto Molè, si era avvicinato a Girolamo Piromalli detto Mommino, boss in carriera all’interno della cosca, indagayo per mafia in Calabria. 

Il trafficante di droga è Antonio Carlino. In combutta con il commercialista Ficarra acquisirà, non si sa come, o meglio si sa perfettamente con quali metodi, l’esclusivo ristoranre “Unico”, all’ultimo pianodel World Join Center. Il primo grattacielo della nuova Milano. Dichiara Ficarra: “Carlino mi disse di appartenere alla ‘ndrangheta e in mia presenza tirò fuori un sacco con dentro mezzo milione in contanti. Sul tavolo aveva sei chili di cocaina, che furono portati a Milano…”. 

E qui fa la sua apparizione ufficiale Giuseppe Sculli. “Un chilo di cocaina fu dato a lui”, rivela Ficarra in uno dei verbali. “La consegna fu effettuata presso un’abitazione di Sculli data in affitto a Daniele Ficarra”: Lo zio del pentito, che riferisce “Mio zio mi ha riferito di cessione di cocaina a Carlon Zacco, il quale venne da me per chiedermi dove trovare mio zio per avere la droga… Carlino aveva grosse disponibilità economiche…e necessità di riciclare denaro…”. Al momento Sculli e Zacco non sono indagati. 

Molteni doveva recarsi in processione proprio da Sculli, nipote di Morabito ‘u tiradritto. Ficarra ricorda l’episodio dell’orecchino. “Molteni se lo doveva togliere: quando si va a incontri di ‘ndrangheta occorre presentarsi puliti. Gli orecchini sono visti negativamente”. 

Primo capitolo di una collaborazione che s’annuncia proficua, fra il pentito Ficarra e i pm, decisiva per il, futuro, le influenti conoscenze mafiose di di cui parla Ficarra. “Carlino aveva messo a disposizione il ristorante Unico per un incontro con i cinesi…”.