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di Angela Mauro

Buone intenzioni, ma già morte sul nascere. Un po’ come è successo con l’embargo sul petrolio, annunciato da Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo un mese fa e bloccato dai veti di Viktor Orban. La Commissione Europea ci riprova: oggi è la volta della proposta di introdurre il reato di violazione delle sanzioni nel diritto degli Stati Ue. L’intenzione è di rendere più facile la confisca dei beni sequestrati alla criminalità ma anche agli oligarchi russi, sanzionati per la guerra in Ucraina. Solo che un primo stop è già arrivato dalla Germania. E inoltre, se anche la direttiva dovesse andare in porto, potrebbero essere sequestrati solo i beni degli oligarchi che abbiano comprovati legami con la criminalità, che non siano in grado di dimostrare l’origine legale del bene che posseggono, che violino le sanzioni. In potenza, il nuovo ‘pastrocchio’ – perché non si può non definire tale un annuncio fatto in pompa magna da ben tre commissari europei in oltre un’ora di conferenza stampa senza che ci sia ancora il testo della direttiva, tanto meno l’accordo tra gli Stati – potrebbe colpire anche l’Eni, che ha aperto un secondo acconto bancario in Russia per andare incontro alla richiesta di Mosca di pagare il gas in rubli sventando così il rischio di un taglio alle forniture.

Ma andiamo con ordine. La nuova proposta viene presentata a Palazzo Berlaymont dai commissari Margaritis Schinas, Ylva Johansson, Didier Reynders. Segue l’annuncio di Ursula von der Leyen ieri a Davos, sulla possibilità di “sequestrare” i beni congelati dei russi per la ricostruzione in Ucraina. Finora nell‘Ue sono stati sequestrati beni ai russi per un valore di 10 miliardi di euro. In realtà, l’idea presentata oggi faceva parte di un pre-esistente pacchetto per rafforzare il diritto europeo sulla confisca dei beni della criminalità organizzata. Sotto guerra ucraina, il concetto viene allargato agli oligarchi, così è più facile conquistare i titoli dei giornali. Ma la realtà è ben diversa da come appare.

In sostanza, la Commissione propone al Consiglio Europeo – cioè agli Stati membri – di inserire nell’articolo 83 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea il reato di violazione delle sanzioni. Al momento, i reati inclusi sono: “Terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, traffico illecito di stupefacenti, traffico illecito di armi, riciclaggio di denaro, corruzione, contraffazione di mezzi di pagamento, criminalità informatica e criminalità organizzata”. Per l’inserimento di una nuova fattispecie di reato, serve l’unanimità tra i 27 e l’approvazione a maggioranza in Parlamento.

Se sul reato di violazione delle sanzioni, in teoria, si potrebbe arrivare ad un accordo, in quanto 14 Stati membri già lo contemplano nella loro giurisprudenza, questo non porterà ad agevolare le pratiche per il sequestro dei beni degli oligarchi. Primo, perché diversi Stati hanno già messo in guardia la Commissione di non poterlo fare, a partire dalla Germania, peso massimo nell’Ue.

Ieri a margine dell‘Ecofin, il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner chiarisce che “la Germania è politicamente aperta a discutere dell’uso di asset sovrani sequestrati alla Russia per la ricostruzione dell’Ucraina“, vale a dire i 300 miliardi di euro della Banca centrale russa depositati in istituti europei. Ma, aggiunge Lindner, “c’è una differenza tra gli asset sovrani e gli asset privati. Nella nostra Costituzione sono previste garanzie per i beni privati. Diversi Stati membri sono a favore di questa misura, ma al momento hanno preoccupazioni giuridiche che dobbiamo prendere in considerazione”.

Lituania, Estonia, Lettonia e Slovacchia pure chiedono che i “fondi congelati della Banca centrale russa” vengano usati per la ricostruzione in Ucraina. Ma questo è un capitolo che non c’entra con la proposta fatta oggi dai tre Commissari Ue. Secondo problema: sulla strada della confisca degli yacht degli oligarchi o di altri beni messi sotto sanzione non ci sono solo gli ostacoli citati da Lindner sulla tutela della proprietà privata in ogni Stato dell’Ue. La Commissione ammette di poter agire solo sulle proprietà di quegli oligarchi che abbiano legami con la criminalità o che si siano resi responsabili di violazione delle sanzioni: mica solo perché russi, giustamente. Ma tutto questo bisogna provarlo, in tribunale. Come calcola politico.eu, dal 2010 al 2021 l’Ue ha perso 122 cause sulle violazioni della sanzioni in genere e ne ha vinte 177: undici anni ci son voluti.

“I gruppi criminali organizzati sono una grave minaccia alla società e stanno crescendo sempre di più – dice Johansson – il 60 per cento sono coinvolti in attività di corruzione, l’80 per cento nell’economia legale e il 70 per cento hanno basi in almeno tre Stati membri, ma ad oggi confischiamo solo l’1 per cento e congeliamo il 2 per cento di tutti i loro proventi illeciti. Molti di questi proventi vengono trasformati in criptovalute e se ci vogliono giorni per congelare questi soldi, non rimane più nulla da confiscare. Per questo proponiamo che gli uffici di gestione patrimoniale possano direttamente fare un ordine di congelamento per fino a sette giorni in attesa dell’ordine della Corte“.

Già, ma con l’Ucraina c’entra poco, per via dei freni degli Stati membri e il complicato compito di dover provare i legami criminali degli oligarchi. Ad ogni modo, chiarisce Reynders, “quando i beni verrebbero confiscati, finirebbero in un fondo comune messo a disposizione delle vittime della guerra”. Ma sta agli Stati membri decidere: “I beni restano di proprietà delle persone nella lista dei sanzionati – continua il commissario alla Giustizia – poi ciascuno Stato membro vede se può usarlo ad altri fini, previo sequestro giudiziario e solo se sono provate attività criminali come riciclaggio o corruzione”.

Ultima: c’è la possibilità che la nuova proposta di direttiva (non ancora tale) riguardi anche l’Eni. Finora la Commissione ha sempre detto che pagare il gas in rubli e aprire un secondo conto in Russia viola le sanzioni. L’Eni, come altre aziende europee del settore energetico, ha aperto due conti correnti in Russia, uno in euro e uno in rubli, per evitare un taglio delle forniture quale ritorsione di un mancato pagamento in moneta russa, come stabiliscono gli ultimi decreti di Putin. Dunque, se dovesse andare in porto l’ultimo progetto di von der Leyen, Eni è passibile di confisca? “È possibile – risponde Reynders – ma è presto per dirlo”. Il pastrocchio continua.