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di Giuseppe Scalera

Il fiore dell’illusione produce il frutto della realtà. Per anni, ci siamo portati dietro l’idea di un Paese pienamente democratico, dove la libertà di stampa sembrava totale ed assoluta. Poi, arriva la fotografia annuale di Reporter Sans Frontieres, il più accreditato organismo indipendente che segue la materia a livello mondiale, e scopriamo che, relativamente alla libertà di stampa, abbiamo perso quest’anno 17 posizioni e ci troviamo, nel mondo, al 58esimo posto, dopo Namibia, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Capo Verde, Tonga e Sierra Leone.

Un mezzo disastro. Esplicita la motivazione: “…. I giornalisti italiani cedono spesso alla voglia di autocensurarsi per conformarsi alla linea editoriale della propria testata, costantemente condizionati dagli introiti pubblicitari o da eventuali sussidi statali…”. In realtà, in questa sostanziale parvenza di democrazia, la parola pluralismo viene declinata, ormai, nel Belpaese, come un sinonimo di spartizione. Come si traduce, in realtà, la parola pluralismo in una apparente, moderna società come la nostra?

L’eterna riproposta, per tutto l’anno, di una funzione di par condicio tra destra e sinistra, invitando politici schierati, testate e giornalisti sbilanciati da tempo, pseudo intellettuali notoriamente posizionati, sempre impegnati nella presentazione del loro ultimo libro? O vuol dire dar finalmente voce all’Italia che pensa e che produce, ai non schierati, a quelli che non hanno santi in paradiso, a quelli che tirano la cinghia in silenzio, senza contestare e senza protestare, a chi prova faticosamente a dare un futuro ai propri figli? Mi sembra di assistere quotidianamente a talk show in fotocopia, eternamente uguali, dove le polemiche politiche si inseguono pretestuosamente, dove chi urla di più sembra avere ragione, dove imperano personaggi modesti come Luxuria, Malgioglio o Elettra Lamborghini, mentre docenti compendiosi passano allegramente dalla trincea dei No-vax a quella pro-Putin pur di lucrare una qualsiasi comparsata televisiva. In questo contesto, quel 58esimo posto è solo l’istantanea di una verità difficile da comprendere ed accettare.