di Stefano Casini

Abbiamo già parlato della Milanesa a la Napolitana, ma é immenso il patrimonio gastronomico italiano nel Rio de la Plata. Ovviamente più di tutto in Argentina, ma questo estuario che unisce l’Uruguay con l’Argentina ha ricevuto milioni di connazionali in diverse epoche che hanno lasciato un’impronta indelebile in tutti i sensi

L’Italia, come tutti i paesi che mantengono i contatti con altri paesi e all’interno dei quali ci sono processi migratori, avvengono scambi culturali all’interno dei quali cucina e gastronomia continuano a partecipare. A maggior ragione, oggi e grazie a Internet, il processo di scambio di informazioni é quasi infinito.

L’informazione è stata globalizzata e viene prodotta costantemente e immediatamente, rendendoci istantaneamente consapevoli di ciò che sta accadendo da un capo all’altro del mondo.

Facendo un seguito storico, possiamo trovare una gastronomia e una cucina tipica regionale senza standardizzate, in quanto la stessa preparazione o cibo può risultare con varianti di ingredienti e anche nomi dati dal dialetto di ogni zona, senza scordarci di ciò che é stato modificato, prima foneticamente e poi per iscritto, passando di bocca in bocca da una famiglia all’altra.

Salvo situazioni precise e registrate, è difficile stabilire l’origine di un piatto. Potrebbe essere nato, o essere stato creato, o per ragioni di necessità, stagionalità degli ingredienti o perché gli stessi ingredienti sono la materia prima di base di un piatto proveniente da una certa zona. Ma quel piatto quando si passa da una famiglia all’altra, da una zona all’altra, da una provincia all’altra e da un paese all’altro, è molto probabile che possa subire processi di modificazione sia negli ingredienti, i nomi e le tecniche di preparazione.

L’Italia non si sottrae alle preparazioni della cucina internazionale da cui ha tratto alcuni dei suoi piatti. Il nostro paese ha fornito ad altri paesi una propria cucina. Accadde con l’arrivo di Caterina de’ Medici in Francia, da Firenze, allora regina di La Francia da quando è stata sposata con Enrico II, re di Francia. Porta con sé dall’Italia alla Francia un importante seguito di damigelle d’onore, tanti artisti italiani e chef al suo servizio, dando così una svolta positiva alla cucina francese che finisce per lanciarsi come una delle più significative nel mondo gourmet.

Ma cosa accade con l’arrivo degli immigrati italiani nel Rio de la Plata. 

Alcune delle preparazioni gastronomiche dei primi europei provenienti dalla Spagna, incorporavano alcuni dei piatti che avevano ricevuto dall’Italia. Stiamo parlando del 1850, quando le nuove e fiorenti paesi come la Repubblica Argentina e l’Uruguay, decisero di spalancare le porte a l’immigrazione e da lì, fino al 1930 accoglie quasi 6 milioni di immigrati, soprattutto dopo il crollo industriale del 1929 in Europa e ancor prima della prima guerra mondiale (1914-1918) e poi della seconda guerra mondiale (1939).-1945). Stiamo parlando dei grandi flussi emigratori che hanno creato in questa zona, enormi gruppi di italiani (tra altri paesi) di diverse regioni che, insieme alla loro lingua, pochi averi e famiglia. Sono loro che portano con sé la loro cultura gastronomica; come si legge in libri di ricerca come “I sapori della patria” di Victor Ego Ducrot, quando arrivano in queste terre trovano un’abbondanza di ingredienti che finiscono per modificare la loro cucina originaria, come nel caso dell’aggiunta di carne alle salse, al pomodoro, e visto l’intimo contatto con altri immigrati di altri paesi nei famosi “contentillos rioplatenses” popolarissimi in Uruguay e Argentina. In questi luoghi particolarmente popolati dalle classe media bassa, si dormiva ma anche si cucinava. Nasce quella che Ducrot definisce “cucina cocoliche”, senza l’intenzione di sottovalutarla, ma piuttosto di spiegare lo scambio di culture, dove, ad esempio, un condimento mai usato in Italia come il “cumino” viene incorporato nella salsa di pomodoro. e che è quasi sempre presente nelle salse di pomodoro in Argentina. Piú tardi nel tempo il “cocoliche” viene denominato come quella miscela linguistica che gli italiani più grandi parlavano, facendosi capire bene, ma con un pronunciato accento della regione di provenienza.

I piatti e le preparazioni gastronomiche verranno modificate perché, soprattutto il “porteño” (abitante originario di Buenos Aires) non conosce in molti casi la lingua italiana e ancor meno il dialetto è che vengono modificati anche i nomi; Nel tempo e negli anni, le stesse famiglie italiane che vivono in Argentina modificano progressivamente i loro piatti a tal punto che quando uno dei componenti della famiglia torna in Italia non conosce il proprio cibo. C’é un  caso interessante da citare con la “pizza” stessa, diventata un piatto esattamente come a Napoli.  

Pizza in Argentina: dopo Italia e USA, l’Argentina è il paese dove piú si consuma questo umile piatto, oggi portato a prodotto gourmet con alcuni dei suoi ingredienti e preparazioni. Vediamo, sia gli argentini che arrivano in Italia, sia gli italiani che arrivare in Argentina non riconosce o si sente a suo agio con questa preparazione, credendo che differisca molto da paese a paese. Poi, come sempre facciamo i “latini” esiste anche una certa rivalità fra Rio de la Plata e Italia, in quanto chi fa meglio la Pizza. Quella elaborata in Argentina e Uruguay, non sempre ha la forma rotonda della Pizza Napoletana e si consuma un po’ come da noi la “pizza al taglio”.