Movimento 5 Stelle (foto depositphotos)

Giornata fiume, quella di ieri, per il M5S. In mattinata, infatti, si è riunito il Consiglio nazionale; poi, nella tarda serata, deputati e senatori sono stati convocati per un’assemblea congiunta alla Camera. Sul tavolo, manco a dirlo, la linea da adottare in occasione del voto di fiducia in Senato sul Dl Aiuti.

La linea che alla fine è prevalsa è quella di uscire dall’Aula (pur rimanendo nel governo) bissando, in tal modo, la scelta di tre giorni fa alla Camera. Già nel primo pomeriggio si era capito che sarebbero stati infatti almeno una decina i senatori grillini pronti a quel passo, a prescindere dalle indicazioni che sono poi venuti dal vertice notturno.

D’altronde, è stato fatto osservare, la recente apertura di Draghi sul salario minimo non ha convinto nessuno: quella delineata dal premier, infatti, non è la misura come l’avevano pensata i 5 Stelle e quindi resta la convinzione che sia indispensabile uno scostamento di bilancio, ancora una volta invece definito “non necessario” dal capo dell’esecutivo. Da qui la scelta di un gesto forte, un segnale politico.