Carlo Calenda (foto depositphotos)

DI GIORGIO MERLO

Ma adesso basta con i veti personali e politici e, soprattutto, basta con le fatwe. Perchè scorrendo tutti gli organi di informazione si apprendono notizie politicamente agghiaccianti per il campo del centrosinistra. Dunque, ricapitolando, Calenda – che si è trasformato in una sorta di ‘tribunale’ laico della santa inquisizione – distribuisce patenti di moralità, di competenza, di onestà e anche di capacità politica a tutti. E, di conseguenza, contribuisce in modo poderoso a spaccare il campo alternativo al centro destra. Semprechè non sia quello il suo vero obiettivo politico… Cosa di cui molti, ormai, cominciano a dubitare.

Ma non basta, adesso insorgono anche veti e fatwe nei confronti di Renzi e del suo partito da parte di altri partiti del centro sinistra, per non parlare dello stesso Calenda che, oltre a Mastella e a Di Maio, adesso mette nel libro nero anche gli ambientalisti e gli esponenti della sinistra ex comunista.

Ora, però, al di là di questi atteggiamenti grotteschi se non addirittura ridicoli, c’è da porsi una domanda decisiva: ovvero, il campo del centrosinistra corre per vincere e competere oppure persegue l’obiettivo della testimonianza, della vendetta rancorosa contro questo o quell’esponente politico per motivazioni puramente personali o di bassa lega? Ma quando mai, al proposito, abbiamo assistito nella tanto biasimata prima repubblica ad atteggiamenti di questo genere?

Certo anche nella lunga storia politica e di governo della Democrazia Cristiana, per fare un solo esempio, abbiamo assistito alla negazione di candidature a singoli esponenti – anche a grandi leader e statisti come Carlo Donat-Cattin o Ciriaco De Mita – ma non si è mai giunti a questo degrado nei confronti di un intero partito. Perchè, nello specifico, cosa significa porre un veto politico o una pregiudiziale personale? Cosa significa, in un sistema democratico e liberale, porre una sorta di “fatwa” laica nei confronti non di un singolo esponente politico ma addirittura di un partito?

Ma lo sa Calenda – che è il principale fustigatore su questo versante – che quando si pone una strampalata “fatwa” su un partito si marchia una intera comunità politica a livello nazionale? Noi abbiamo conosciuto ed assistito in questi anni alla criminalizzazione politica e personale di esponenti politici e di molti partiti. È stato, questo, l’esercizio normale e fisiologico praticato dal partito populista per eccellenza, cioè del partito di Grillo e di Conte. Del resto, su questo versante è stato un comportamento coerente con la storia dei 5 stelle. Cioè di un partito che ha fatto dell’attacco spietato alle persone, all’esperienza, alla storia e alla cultura politica dei partiti democratici la sua ragion d’essere. Calenda, per caso, attraverso la prassi dei veti e delle fatwe laiche nei confronti di alcuni partiti e dei suoi leader, intende riproporre la deriva populista, qualunquista e demagogica cara al patrimonio dei 5 stelle? Vien da chiederselo per sapere se c’è una coincidenza tra queste due derive anti democratiche e populiste.

Ecco perchè, alla vigilia della presentazione dei simboli di partito, delle coalizioni e delle candidature dei vari partiti nei collegi uninominali e nella quota proporzionale, questo nodo politico nel campo del centro sinistra va semplicemente sciolto. Se passa la logica dei veti e delle fatwe dei Calenda di turno, la prossima consultazione elettorale è già persa in partenza. Se, invece, si punta a competere e possibilmente a vincere, allora la deriva dei veti politici e personali e delle fatwe va semplicemente rispedita al mittente in modo definitivo ed irreversibile.

Il Pd, cioè il principale partito del campo del centrosinistra, scelga quale delle sue strade intraprendere. Da lì si capirà se si corre per vincere o se si partecipa solo per marcare, ognuno per sè, il proprio orticello.