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di Lucio Fero

Non prendiamo lezioni... Ai politici (e non solo) piace un sacco riempirsi la bocca con questa triade di parole (ultima di sconfinata serie Licia Ronzulli Forza Italia). Tre parole di cui gli innumerevoli affezionati ripetitori hanno perso, se mai lo hanno posseduto, il significato. Non prendere lezioni come gesto di orgoglio esibito è semplicemente e integralmente sciocco. Prendere lezioni è il sale della conoscenza e della convivenza. Non prende lezioni solo chi si chiama fuori dall'una e dall'altra.

Eppure è rosario quotidiano la catena di politici che si gloriano dell'esporre il loro programmatico non prendere lezioni. Una lezione purtroppo così la impartiscono ai cittadini: un handicap civile e culturale (il non prendere lezioni) viene spacciato come roba che fa bene, rende forti, fortifica nella ragione, ragione che meno lezioni prende, cioè più ignorante del resto del mondo è, meglio è. Anche i cittadini infatti è pieno di quello che "non prendo lezioni".

Il non prendo lezioni ha molte sorelle e fratelli. Oggi ne citiamo solo una "il doveroso passaggio in Parlamento". Frase che usano tutti qui e ora a proposito della decisione se continuare a stare con la Ue, Nato e Occidente nell'invio di armi all'Ucraina oppure no. "Doveroso passaggio in Parlamento" vuol dire per Conte/M5S niente più armi a Kiev. Ma va detto per obliquo, non diretto. E, siccome è obliquo, il Pd ci si trova a suo agio.
E quindi il Pd che non sa chi è e di chi sia, non dice sì ancora armi a Kiev, ma non dice certo no. Dice il chiarissimo e netto e deciso "doveroso passaggio in Parlamento". Dove, obiettivo strategico, si potrà confezionare una articolata, riflettuta e onnicomprensiva supercazzola in formula di testo di mozione in cui ognuno infila il suo aggettivo o avverbio o interlocuzione e ci si racconta così di aver fatto politica.

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