(foto: depositphotos)

Franco Esposito

Sgonfio e punto? In Italia il pallone è scoppiato. Il calcio è finito in fuorigioco. I club di serie A si barcamenano disperati sull'orlo della crisi, non sanno più dove andare a parare, ora che le squallide magagne delle plusvalenze sono sotto osservazione della giustizia penale e sportiva. Juventus docet. 

Posseduto dal panico, il calcio chiede aiuto al governo. Secca la riposta: "no al salva serie A, le priorità sono altre, pensiamo alle famiglie". In parole molte povere, lo scudo sportivo non ci sarà. Non accolta la richiesta del varo di una norma "spalma debiti". 

Matteo Renzi si intrufola nella partita e con mossa dialettica degna del miglione dribbling calcistico, attacca frontalmente Claudio Lotito. Chi era costui, avrebbe ruminato fra sé il don Abbondio manzoniano?  É il proprietario presidente della Lazio e senatore di Forza Italia. Il presentatore dell'emendamento. "Lotito è un grande demagogo con un conflitto di interessi grande come una casa". Renzi non è poi troppo lontano dal vero. 

Colpa sua, massima colpa, il calcio spendaccione è vessato, vero anche questo, anche dalle conseguenze tragiche delle pandemia, non godrà dell'aiuto richiesto. La maggioranza riunita a Palazzo Chigi per discutere sulla Manovra ha esaminato anche l'emedamento/condono di "posticipare i debiti fiscali e i contributi delle società sportive, pensando soprattutto alle squadre di serie A":. 

Debiti fiscali e contributi, si badi bene, già sospesi con diversi provvedimenti fino al 30 ottobre 2022, spalmandoli in sessanta rate mensili. E poi di poter godere di uno scudo penale e sportivo. Primo firmatario dell'emendamento, il senatore forzista Dario Damiani ha osservato. "Non è che la coda di quanto fatto dal governo Draghi. Tanto è vero che la norma in commissione a Palazzo Madama hanno firmato quasi tutti". Il, presidente calcistico e senatore della Repubblica Cladio Lotito si è sp/eso parecchio e con insistenza qua e là patetica nel tentativo di coagulare voti attorno alla proposta del varo di una norma ad hoc per il disastrato calcio italiano di serie A. 

In aula, Lotito ci ha messo la faccia. Laddove il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti continua a vedere le folli vicende del calcio come una sorta di videogioco impazzito. "La norma è indifendibile". Sulla stessa linea si è schierato Andrea Abodi, neo ministro dello sport, che proprio dal calcio viene. É contrario e non si presterà a strappi. "L'aiuto sarebbe difficile da giudicare in un momento in cui la vera emergenza sono le famiglie in difficoltà". 

La voce l'ha alzata anche il produttore cinematografico Aurelio De Laurentis, proprietario e presidente del Napli dominatore finora del campionato di serie A. "Il calcio è l'unico spettacolo che non gode di sovvenzioni statali. Niente contributi, altrimenti elargiti talvolta a pioggia a favore di altre attività". 

L'affondo o attacco è in aperto contrasto con la maschia difesa del presidente di Noi con l'Italia, Maurizio Lupi. "In questo momento non mi sembra che tra le priorità di Palazzo Chigi ci sia il condono alle squadre di calcio". 

Privo di problemi con il Monza suo e del sempiterno amico Adriano Galliani, Silvio Berlusconi non è intenzionato a dare battaglia. Anche se Claudio Lotito, anche lui forzista, spinge per la discesa in campo del grande capo. "L'emendamento riguarda tutti gli sport, non solo il calcio. Comunque, noi chiediamo non chiediamo di non pagare, ma di rateizzare i pagamenti, insiste e chairisce il senatore presidente della Lazio. É spalleggiato dall'esterno da Urbano Cairo, editore, proprietario de La7, del Corriere della Sera e della Gazzetta dello sport, nonché patron del Torino Calcio. "Spesso mi capita di non essere d'accordo con Lotito, stavolta la pensiamo alla stessa maniera. Serve un sostegno al calcio". 

La Lega non ha firmato l'emendamento. Fratelli d'Italia fa intanto sapere che "chi ha messo la firma probabilmente non era cosciente di ciò che che faceva". Ma è la confusione a regnare quasi sovrana in questa spigolosa e spinosa vicenda. Daniele Manca, senatore Pd, è un sostenitore dell'emendamento, "è coerente e con quanto abbiamo fatto con il governo Draghi". Ma la squadra di sinistra dimostra di essere scarsamente coesa, comunque non compatta. L'affiatamento non sembra granchè. Infatti, l'ex allenatore di volley e neo deputato Mauro Berruto, persona in possesso di grande cultura sportiva e non solo, responsabile sport per il Pd, ribadisce con forza "non voterò mai una norma che premia comportamenti poco virtuosi". 

Fine della partita?  

Ma quelli del M5S come se la giocano la partita? Hanno cambiato campo all'intervallo tra primo e secondo tempo: la firma di Patuanelli in calce all'emedamento è sparita. Sì, sparita, non c'è più. 

A margine della discussione sull'emendamento a favore del calcio (non passa, sicuro che non passa, assicura la folla deli oppositori, il partito del no) ci sono 8in discussione anche le modifiche del decreto finalizzate alla "stretta contro la prateria digitale degli eventi sportivi". Quelli in diretta e l'altra "sull'estensione dei diritti tv". Il ministro dello sport è favorevole all'estensione da "tra a cinque anni dei contratti legati ai diritti tv". Il suo non riguarda però "i contratti in essere". La nuova misura ci saà senz'altro, ma riguarderà il futuro. Il presente non si tocca. 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome