(foto depositphotos)

Le capacità olfattive nei cani sono sorprendenti e non vi è da stupirsi che i migliori amici dell'uomo siano capaci di fiutare le malattie, in particolare certi tumori, nei propri padroni.

In uno studio su 1.260 soggetti pubblicato su PNAS, i ricercatori svedesi del Karolinska Institutet, sono riusciti a identificare precocemente, grazie al fiuto di alcuni cani, 14 diversi tipi di tumore in base alla concentrazione di glicosamminoglicani (in sigla GAG) che normalmente fanno parte della matrice extracellulare dei tendini a cui conferiscono, insieme a elastina e collagene, proprietà elastiche che ne permettono l'allungamento.

Questi polisaccaridi vengono precocemente alterati dai tumori disgregandosi nel sangue e nelle urine: ricercandoli anche nel plasma i ricercatori sono riuscito ad avere una sensibilità del test compresa fra il 41,6 e il 62,3% e una specificità del 95% per i tumori ancora al primo stadio, un'accuratezza diagnostica che è il doppio di qualsiasi altra metodica oggi disponibile.

Anche il diabete - Sono ormai molte le segnalazioni che indicano come i cani siano in grado di percepire l'odore di alcune malattie: per esempio il diabete o le alterazioni della glicemia. D'altro canto il famoso medico Thomas Willis del '600 invece dell'olfatto usava il gusto, perché assaggiando le urine dei diabetici scoprì per primo che la loro urina era straordinariamente dolce, come se contenesse zucchero o miele. I cani però fiutano le alterazioni della glicemia ancor prima che s'instauri il diabete e avvisano i loro padroni con comportamenti di anomala ricerca di vicinanza, quasi percepissero che hanno bisogno di accudimento.

Sudore e respiro - I cani percepiscono anche l'imminenza degli attacchi di malattie come l'emicrania, l'epilessia o la narcolessia per le quali ancora nessun test clinico è disponibile. Evidentemente in questo caso, invece che dalle urine, i cani percepiscono nel sudore e nel respiro l'aumento dei marker dello stress indotto dall'arrivo degli attacchi, come scoperto da un recente studio irlandese pubblicato su PLOSone.

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