Maduro trasferito dal carcere al tribunale
Nicolas Maduro ha lasciato il centro di detenzione Metropolitan Detention Center di Brooklyn per essere portato a bordo di auto blindate in tribunale, dove dovrebbe comparire più tardi presso la corte federale di Manhattan. Lo scrive Sky News.
Governo svizzero congela i beni di Maduro per evitare fuga capitali
Il governo svizzero ha ordinato che tutti i beni appartenenti al deposto presidente venezuelano Nicolas Maduro vengano congelati "con effetto immediato" al fine di "impedire qualsiasi fuga di capitali".
Anche "altre persone a lui legate" sono interessate da questa misura, ma "nessun membro dell'attuale governo venezuelano è interessato", ha dichiarato il governo in un comunicato stampa.
Trump minaccia un secondo attacco al Venezuela se Caracas sgarrerà
Il presidente americano Donald Trump ha minacciato un secondo attacco al Venezuela se chi è al potere a Caracas non si comporterà come richiesto da Washington. "Siamo pronti (per un secondo attacco)", ha spiegato Trump ai media a bordo dell'Air Force One.
Alla domanda se, nella situazione attuale - con Maduro in una prigione statunitense e Rodríguez a capo del governo - un secondo attacco fosse fuori questione, Trump ha risposto con enfasi: "No, non lo è. Se non si adegueranno, lanceremo un secondo attacco".
Riguardo alla possibilità che le truppe statunitensi siano presenti in Venezuela a un certo punto, anche solo come missione di mantenimento della pace, Trump ha affermato che "dipende da cosa succede e dipende un po' dalla nuova amministrazione, per così dire".
Commentando la risposta data ieri da Rodríguez, che in un discorso televisivo ha condannato fermamente l'attacco statunitense e ha definito l'operazione contro Maduro un "rapimento", Trump ha semplicemente affermato che il termine utilizzato dal presidente ad interim venezuelano "non è appropriato".
Media, Trump sta valutando la riapertura dell'ambasciata Usa a Caracas
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando la possibilità di riaprire l'ambasciata statunitense in Venezuela, ha riferito l'agenzia di stampa EFE, senza fornire ulteriori dettagli.
Orban, azione Usa in Venezuela esprime nuovo ordine mondiale
L'azione degli Stati Uniti in Venezuela è già "una manifestazione del nuovo ordine mondiale, un nuovo linguaggio, di cui parleremo in futuro". Lo ha dichiarato il primo ministro ungherese Viktor Orbán nella conferenza stampa di inizio anno a Budapest. Secondo il premier, l'era dell'"ordine mondiale liberale" è finita e "siamo entrati nell'era delle nazioni". "Il Venezuela e gli Stati Uniti possono controllare il 40-50% delle riserve mondiali di petrolio" ha aggiunto il premier, dicendo di aspettarsi una "situazione più favorevole nel mercato mondiale energetico" come conseguenza del controllo di Washington sul petrolio venezuelano e questa, ha detto, "è una buona notizia".
Petro, 'i venezuelani e i latinoamericani scendano in piazza'
"Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza. La sovranità nazionale è sovranità popolare". Così su X il presidente colombiano Gustavo Petro risponde alle minacce di da Donald Trump.
Gustavo Petro, in una serie di post online nelle ultime ore, ha affermato che avrebbe "verificato se le parole di Trump in inglese si traducono come dice la stampa nazionale". Petro ha aggiunto che "risponderà loro una volta capito cosa significa realmente la minaccia illegittima di Trump".
Sanchez, 'la situazione in Venezuela va risolta per via pacifica'
"La situazione in Venezuela deve risolversi esclusivamente per vie pacifiche, mediante il dialogo, il negoziato e il rispetto della volontà del popolo venezuelano in tutte le sue espressioni, senza ingerenze esterne e nel rispetto del diritto internazionale". E' il messaggio postato su X dal premier spagnolo Pedro Sanchez .
Il leader socialista ricorda che "il Governo della Spagna, assieme ai Governi di Brasile, Cile, Colombia, Uruguay e Messico, hanno espresso in un comunicato congiunto la preoccupazione rispetto ai fatti avvenuti in Venezuela".
Nella nota, i sei Paesi hanno respinto "le azioni militari eseguite unilateralmente nel territorio del Venezuela", che "contravvengono principi fondamentali del diritto internazionale, in particolare il divieto dell'uso e la minaccia della forza, il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati".
Tajani, 'per Trentini stiamo tentando il possibile e l'impossibile'
Sulla liberazione di Alberto Trentini "fino a ieri sera ho parlato con il nostro ambasciatore a Caracas, stiamo lavorando e stiamo tentando il possibile e l'impossibile. Speriamo che con Rodriguez il dialogo sia più facile per riportare a casa una persona che non ha fatto del male". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervistato da Rtl 102.5.
"Dobbiamo garantire la nostra comunità e la liberazione dei prigionieri politici italiani, che sono una ventina, e quella di Trentini che è stato l'ultimo. Siamo fortemente impegnati per riportarli a casa. Anche gli altri sono detenuti politici - ha sottolineato il ministro - Non perché abbiano commesso alcun male".
Tajani, 'intervento in Venezuela legittimo, emergerà dal processo'
"Riteniamo che gli interventi militari non siano idonei a risolvere le questioni ma è legittimo l'intervento Usa in Venezuela vista la minaccia che loro intravedevano, e questo emergerà nel processo a Maduro visto anche il supertestimone dei servizi venezuelani". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervistato da Rtl 102.5.
"Il narcotraffico - ha detto ancora - è anche uno strumento per attaccare altri Paesi. Da questo punto di vista per tutelare la propria sicurezza l'intervento è legittimo. Ora si lavori per una transizione democratica, per lo stato di diritto. Sono stati pochi quelli in questi anni che hanno denunciato la dittatura di Maduro. Noi l'abbiamo sempre fatto. Altri hanno sottovalutato il regime di Maduro, oggi il Venezuela è più libero".
Alla domanda se l'intervento militare americano in Venezuela potesse dar vita a una escalation anche su altri scenari internazionali, come la Cina su Taiwan, il ministro ha risposto che "le cose vanno nettamente tenute distinte, il narcotraffico è un fatto particolare e riguarda quella parte dell'America Latina, dal Venezuela alla Colombia, dove ci sono terroristi che si armano grazie al narcotraffico".
Cina, 'nostri interessi in Venezuela saranno protetti dalla legge'
La Cina ha assicurato che i suoi "interessi" in Venezuela "saranno protetti dalla legge", in merito al robusto export di petrolio dal Paese caraibico verso il Dragone dopo il blitz militare Usa che nel weekend ha portato all'arresto del presidente Nicolas Maduro.
el briefing quotidiano, il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian ha ribadito la contrarietà di Pechino "all'uso della forza nelle relazioni internazionali" da parte degli Usa che allo stato rischia di minare la pace in America Latina. Lin ha inoltre espresso il pieno sostegno cinese alla riunione odierna del Consiglio di Sicurezza dell'Onu dedicata al Venezuela.
Il presidente colombiano Petro: 'Io narcotrafficante? Da Trump accusa falsa'
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha respinto le parole del suo omologo americano Donald Trump, che lo aveva avvertito di "guardarsi le spalle" dopo l'operazione militare a Caracas con la quale è stato catturato Nicolás Maduro.
"La sua punizione è quella di accusarmi falsamente di essere un narcotrafficante e di possedere fabbriche di cocaina", ha scritto Petro su X, in un messaggio in cui afferma di non essere mai stato menzionato in alcuna indagine giudiziaria relativa al narcotraffico. Petro è stato uno dei primi leader della regione a parlare dopo l'operazione a Caracas. Il presidente progressista colombiano ha dichiarato che il suo governo "respinge l'aggressione alla sovranità del Venezuela e dell'America Latina" e ha chiesto pace e dialogo. "I conflitti interni tra i popoli vengono risolti dai popoli stessi in pace", ha aggiunto.
Rodriguez a Trump, 'lavoriamo insieme per la pace e il dialogo'
Nel suo primo messaggio da presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro, Delcy Rodríguez si è rivolta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump invitandolo a "lavorare insieme" e invocando un rapporto rispettoso tra i due Paesi, caratterizzato da "pace e dialogo, non guerra". Rodríguez ha lanciato questo appello dopo aver presieduto la sua prima riunione di gabinetto.
"Presidente Donald Trump - ha affermato Rodríguez nel suo messaggio, trasmesso sul suo canale Telegram ufficiale - il nostro popolo e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra. Questa è sempre stata la posizione del presidente Nicolás Maduro, ed è la posizione di tutto il Venezuela in questo momento".
"Il nostro Paese aspira a vivere senza minacce esterne, in un clima di rispetto e cooperazione internazionale - ha detto ancora - Crediamo che la pace globale si costruisca garantendo innanzitutto la pace di ogni nazione. Invitiamo il governo degli Stati Uniti a lavorare insieme su un programma di cooperazione, orientato allo sviluppo condiviso, nel quadro del diritto internazionale, e a rafforzare una duratura convivenza comunitaria", ha dichiarato la presidente ad interim.















