"Almeno12.000 persone, molte under 30, sono state uccise" nelle proteste in Iran.
Lo riporta Iran International, in quello che il media di opposizione basato a Londra definisce "il più grande massacro nella storia contemporanea dell'Iran, avvenuto in gran parte nelle notti dell'8 e 9 gennaio". La stima del comitato editoriale di Iran International si basa "su un'analisi esclusiva di fonti e dati medici" e la sua diffusione è stata "ritardata fino alla convergenza delle prove": è stata fatta su un'analisi in più fasi di notizie da più fonti, "tra cui una vicina al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale".
È uno dei simboli della protesta in Iran: un giovane di 17 anni, Amir Ali Haydari, tra le giovani vittime della repressione in Iran. Il cugino, Diako, che vive a Cardiff, ha raccontato alla britannica Sky News che il ragazzo ha partecipato alle proteste giovedì scorso con i suoi compagni di classe a Kermanshah, nell'ovest del Paese, dove è stato trucidato dalle forze di polizia. E dove sarebbero state uccise "centinaia di persone".
"E' stato colpito al cuore, e mentre esalava l'ultimo respiro lo hanno colpito alla testa con il calcio di una pistola, così tante volte che il suo cervello si è sparso a terra", ha detto Diako riferendo le notizie arrivate dai familiari in Iran. "Poi, all'obitorio dove si trovano tutti i corpi, hanno rilasciato un certificato di morte che attesta una caduta da una grande altezza".
Sky News sottolinea che in un filmato girato a Kermanshah giovedì scorso, si vedono poliziotti in borghese intimidire i manifestanti e sparare contro di loro per le strade. I familiari di Amir affermano che molti amici dell'adolescente sono rimasti coinvolti nelle violenze: "Due sono in coma e hanno ucciso molti dei suoi amici. Proprio come lui. Li hanno fucilati. Molti amici di Amir Ali sono morti", riferisce il cugino, aggiungendo che "quando (la famiglia) ha ritirato il corpo, lo zio di Amir mi ha detto che c'erano circa 500 cadaveri in ospedale. Ha dovuto identificare il corpo tra tutti gli altri".
Gli Usa avvisano i propri cittadini: 'Lasciate l'Iran subito'
Il Dipartimento di Stato americano e l'Ambasciata virtuale di Teheran hanno emesso un avviso urgente ai cittadini statunitensi in Iran, invitandoli a "partire immediatamente", a causa dell'intensificarsi delle proteste in tutto il Paese, delle violenze e del blocco di internet.
L'avviso è stato diffuso lunedì, mentre l'Iran entrava nella terza settimana di manifestazioni antigovernative, con centinaia di morti e migliaia di arresti, secondo quanto riportato da gruppi per i diritti umani e organi di stampa. Questo appello urgente a lasciare l'Iran evidenzia i crescenti rischi in un contesto di disordini civili in corso nel Paese mediorientale. Gli Stati Uniti non hanno un'ambasciata o un consolato in Iran.
L'ambasciata svizzera a Teheran fornisce solo servizi di emergenza, mentre l'assistenza consolare ordinaria non è disponibile. I cittadini statunitensi detenuti, in particolare quelli con doppia cittadinanza, raramente ricevono assistenza dall'esterno.
Intanto il presidente americano Donald Trump sta valutando diverse opzioni diplomatiche con l'Iran, pur considerando al contempo la possibilità di un attacco militare per dissuadere i leader iraniani dall'uccidere altri manifestanti. Il Pentagono, scrive il New York Tines, sta presentando a Trump una gamma di opzioni di attacco più ampia di quanto precedentemente riportato.
Tra i possibili obiettivi figurano il programma nucleare iraniano, con azioni che andrebbero oltre i raid aerei statunitensi che lo hanno colpito a giugno, e i siti di lancio di missili balistici, secondo un funzionario statunitense.
Tuttavia, le opzioni più probabili, secondo la stessa fonte, sarebbero un attacco informatico o un attacco contro l'apparato di sicurezza interno iraniano, che sta usando la forza letale contro i manifestanti. Qualsiasi attacco è comunque previsto tra diversi giorni e potrebbe provocare una forte rappresaglia da parte dell'Iran. Trump dovrebbe essere informato sulle diverse opzioni oggi.















