ROMA – Dazi, guerre, IA, Usacentrismo: non solo, ma anche soprattutto i temi dell’economia saranno al centro dei 5 giorni del World Economic Forum che è iniziato oggi a Davos, in Svizzera. I leader delle più grandi aziende del mondo si riuniranno nel Cantone svizzero dei Grigioni su invito del Wfe che riunisce 3.000 partecipanti di 130 paesi da oggi, lunedì 19 gennaio, a venerdì, 23 gennaio.
Sale l’attesa dell’arrivo previsto, mercoledì 21 gennaio, del presidente Usa Donald Trump, accompagnato da una delegazione mai così ampia di parlamentari, governatori, leader aziendali e accademici americani, a dimostrazione di quali siano le mire e le aspettative statunitensi sul Forum. E la visita di Trump si prospetta ancora più strettissima attualità, all’indomani della tensione crescente con i Paesi Ue, a seguito delle minacce di dazi del tycoon per gli Stati che si sono apertamente opposti alle sue mire espansionistiche sulla Groenlandia.
DUE GIORNI DI PROTESTE ANTI-TRUMP
Intanto la tensione è alta anche fuori dai palazzi che occupano i dibattiti e gli ospiti del Wft: da sabato scorso si sono accese le proteste contro tutto ciò che la kermesse economica mondiale rappresenta. Nel week end è infatti partita da Küblis la marcia degli oppositori al Forum: circa 600 persone si sono messe in cammino dalla località, situata una ventina di chilometri da Davos, con l’obiettivo di raggiungere la città che ospita il Wft. “La partecipazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’incontro rende ancora più importante sollevare una voce contraria- ha spiegato ai media svizzeri Maeva Strub, portavoce del collettivo “Strike-Wef” che promuove anche quest’anno la marcia, autorizzata dalle autorità. I manifestanti chiedono la fine del capitalismo e delle guerre, misure contro il collasso climatico e auspicano una democratizzazione dell’economia. E, rispetto l’anno scorso, quando erano circa 400 i partecipanti, il numero delle adesioni sono cresciute.
I LEADER AMERICANI NEL MIRINO DEI MANIFESTANTI
I circa 600 partecipanti alla marcia di protesta contro il Forum economico mondiale (WEF) hanno temporaneamente fermato il traffico in direzione di Davos nella giornata di ieri, domenica 19 gennaio. Per le vie della cittadina hanno sfilato manifestati con cartelli, maschere e slogan anti-fascismo, anti-capitalismo, anti-guerra e soprattutto anti-Trump e contrari ad altri volti noti a stelle e strisce, per citarne alcuni J. D. Vance ed Elon Musk. La polizia ha disperso il blocco in modo pacifico, secondo quanto riportato dalle emittenti svizzere. Decine le associazioni che hanno aderito alla protesta, tra cui Gioventù socialista svizzera: Nathalie Ruoss, vicepresidente della Gioventù Socialista Svizzera, ha puntato il dito contro Trump: “Ospitare figure come lui- ha dichiarato- è inaccettabile”.
I TEMI IN AGENDA AL WFT
L’incontro di cinque giorni si concentrerà su questioni geopolitiche, come la disputa sulla Groenlandia tra Stati Uniti ed Europa. Sono inoltre previsti interventi di rappresentanti dell’Ucraina, in primis, del presidente Zelensky, e degli Stati Uniti, sulle possibili soluzioni per porre fine alla guerra con la Russia. Oltre a centinaia di rappresentanti del mondo dell’economia, della scienza e della società, nei prossimi giorni arriveranno a Davos anche più di 60 capi di Stato e di governo, tra cui- oltre il presidente degli Stati Uniti Trump- il cancelliere tedesco Merz, il presidente israeliano Herzog e il presidente argentino Milei.
LA PRESENZA MASSICCIA DEGLI USA
Da Donald Trump al capo di Nvidia, Jensen Huang, l’America arriverà in forze al Forum di Davos. Ma soprattutto sarà presente una folta delegazione americana all’insegna del “Maga – Make America Great Again”. Il presidente del Wfe, Wef Borge Brende, presentando la kermesse nei giorni scorsi, ha assicurato che in questa edizione sarà presente “la delegazione americana maggiore di sempre”. Il presidente Trump terrà il suo ‘special address’ mercoledì 21 gennaio. Con lui sono attesi il segretario di Stato Marco Rubio, quello del Tesoro Scott Bessent, il segretario al Commercio Howard Lutnick e quello dell’Energia Chris Wright. Nel team sono previsti anche gli inviati speciali Steve Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner. In agenda un “focus speciale” fra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, esteso- almeno per il momento- ai volenterosi e al segretario generale della Nato Mark Rutte.
LA USA-HOUSE E LE BIG-TECH AMERICANE PROTAGONISTE A DAVOS
Ma la fetta più numerosa della delegazione è sicuramente rappresentata dai big dell’economia americana, in particolare dai nomi altisonanti delle principiali ‘big tech’: Jensen Huang (Nvidia), Satya Nadella (Microsoft), lex Karp, capo del gigante della sorveglianza Palantir e poi Meta, Google, DeepMind. La forte presenza degli Stati Uniti sarà suggellata dalla prima “Usa House“, una sede ospitata in una piccola chiesa sulla Promenade, la via principale della città, dove i funzionari statunitensi ospiteranno eventi e incontreranno gli investitori.
Davos sarà sicuramente un luogo in cui si discuterà di affari, ma anche di dazi: non è escluso che leader e funzionari europei approfitteranno dei loro incontri con il presidente degli Stati Uniti e la sua delegazione per discutere della Groenlandia e sollecitarlo a ritirare la minaccia tariffaria.














