Presidente
L'Aula della Camera dei Deputati (foto: www.camera.it)

Si è svolta presso la Giunta delle elezioni della Camera dei Deputati, in merito all’indagine conoscitiva sulle modalità applicative della Legge Tremaglia, recante “Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”, l’audizione di Matteo Cosulich (Professore ordinario di diritto costituzionale del dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Trento) e di Massimo Luciani (Professore ordinario di istituzioni di diritto pubblico della facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza). Cosulich, che ha anche depositato un testo scritto, è partito nella sua analisi dal problema rappresentato dalla riduzione del numero dei parlamentari. E’ stato altresì sottolineata la necessità di definire preventivamente l’estensione dell’elettorato attivo all’estero, chiedendo così all’elettore della circoscrizione estera una volontà preventiva per il voto. Cosulich vede nella volontà di votare in questa circoscrizione il segno tangibile del permanere di un legame tra i connazionali e il sistema politico del Paese. Il voto elettronico è inoltre visto come una soluzione per la sicurezza del diritto del voto – ponendolo come via dimezzo tra voto presenziale e voto per corrispondenza – e per una riduzione degli oneri economici, pur dovendo confrontarsi con questioni tecniche e informatiche. Secondo Cosulich, con la legislazione vigente, lì dove ci fosse l’assegnazione di un solo seggio sarebbe opportuno adottare un sistema maggioritario all’inglese anche per evitare una spropositata concorrenza interna ad una stessa lista. Si pensa a un listino di massimo sei candidati con un’alternanza di genere in queste liste bloccate. Non è più vincolante la residenza estera per la candidatura in tale circoscrizione: Cosulich ha però rilevato come, nel caso di un candidato residente all’estero, alcune cariche detenute fuori dai confini nazionali potrebbero contrastare con gli interessi italiani. Cosulich inoltre ha espresso preoccupazione rispetto all’applicazione della Legge Severino che potrebbe vedere disparità tra Italia ed estero, non tanto magari in Paesi dell’UE quanto piuttosto nel resto del mondo.

Dal canto suo Luciani ha rilevato come l’art.6 della legge del 2001 prevedendo la suddivisione della circoscrizione estero in quattro ripartizioni ponga un problema di dimensione e disomogeneità. Il problema, secondo Luciani, si è aggravato con la riduzione dei parlamentari lì dove già poteva esserci era una certa sproporzione di rappresentatività tra numero di elettori e seggi. E’ stato ricordato come la modalità di voto ordinaria è quella per corrispondenza mentre quella in presenza è prevista solo come opzione. Luciani ha però evidenziato la vulnerabilità del voto elettronico, assai rischiosa soprattutto per le elezioni politiche per via della possibilità di attacchi informatici. La modalità di gran lunga preferibile appare quindi per Luciani quella in presenza, essendo quella che meno si presta ai brogli. Luciani ha infine ricordato le questioni derivanti dal numero di Corti d’appello interessate alla gestione del voto che potrebbero diventare più di una: al momento infatti soltanto la Corte d’appello di Roma si occupa della gestione del voto nella circoscrizione estero con il sovraccarico che ha conseguenze anche in fase di spoglio. La deputata Elisa Siragusa (Misto- ripartizione Europa ) ha rilevato se non possa essere una soluzione assegnare i seggi non tanto per i voti presi in ogni singola ripartizione quanto piuttosto per la somma dei voti di lista sull’intera circoscrizione estero. Siragusa ha quindi sollevato la questione dell’inversione preventiva dell’opzione di voto. Sull’inversione dell’opzione, intesa evidentemente nella veste di una presunta maggiore messa in sicurezza del voto stesso, Luciani è tornato a sottolineare come sarebbe più opportuno, a suo parere, sostituire il voto per corrispondenza con una modalità di voto in presenza all’estero.