Si chiama Barbousville's Vineyard ed è una azienda vinicola, la più grande e importante della Virginia. Una terra che era destinata ai vigneti e al vino, ma, fino a quarant'anni fa nessuno c'era mai riuscito. Il primo a provarci, Thomas Jefferson, uno dei padri degli Stati Uniti. Aveva la passione per il vino, per l'Italia, ma non ci riuscì.

Quando nel 1976 Gianni Zonin, il principale produttore di vino in Italia, acquistò quella terra con l'intenzione di farne un grande vigneto per la produzione vinicola, quasi quasi in Virginia si mettevano a ridere. Nessuno ce l'aveva mai fatta prima. Addirittura banchieri e
imprenditori della zona cercarono di convincerlo a dedicarsi a una coltivazione più proficua e sicura per quella regione, il tabacco.

Ma Gianni Zonin non si fece convincere e oggi, quarant'anni dopo, Barbousville rappresenta un gioiello nel panorama vinicolo degli Stati Uniti, che, nel frattempo, nel settore ha fatto passi da gigante. Ma l'impresa di Zonin, quarant'anni dopo, merita di essere ripercorsa. Ed è stata una telefonata a cambiare i destini di una zona che, ironico, si chiama Piedmont,vale a dire Piemonte...

Gabriele Rausse, amico d'infanzia di Gianni Zonin e anche lui viticultore, la ricevette per sentirsi dire di lasciare tutto e venire negli Stati Uniti. In quel tempo, l'idea risale al 1976, solo pensare a produrre vino in Virginia era da matti. Soltanto dall'altra parte degli USA, in California, si poteva pensare a creare qualcosa di simile all'Europa, per quello che riguarda il vino, ma una Napa Valley nell'East Cost, proprio no, era qualcosa fuori dal mondo.

Non c'era riuscito Thomas Jefferson duecento anni prima e il Virginia Department of Agriculture and Consumer Service continuava ad avvertire che le varietà di vigneti non avrebbero potuto sopravvivere alla durezza dell'inverno di quei luoghi e semmai ci fossero riusciti i parassiti e le malattie del luogo avrebbero portato a termine la missione. Insomma non c'era speranza. Rausse però non aveva intenzione di restare negli Stati Uniti, se ne voleva tornare in Australia, dove era stato tempo prima per poi lasciarla per un problema temporaneo del visto, ma una volta sistemato l'aspetto burocratico era pronto a
salire nuovamente sull'aereo, lasciando la Virginia, l'amico Zonin e i suoi vini.

Gianni Zonin, imprenditore e banchiere, oggi ottantenne nel 1967 aveva preso le redini dell'azienda di famiglia trasformandola in un impero (guida lasciata un paio di
anni fa), poi successivamente è stato anche presidente della Banca Popolare di Vicenza. Ma l'amore per il vino americano lo aveva colpito molto prima nel 1961, quando in California visitò la nascente Napa Valley. Poi dopo aver viaggiato tra Oregon, New York e California lo sbarco in Virginia, causale, per visitare un amico italiano alla University of Virginia con una coincidenza: si celebravano i duecento anni della tenuta di Monticello.

"Ricordo - ha poi svelato Zonin - di aver studiato i tentativi dei vigneti di Jefferson in Virginia: affascinato dall'idea di un presidente che avrebbe potuto diventare un
pioniere della viticoltura". Poi la visita di quelle campagne e colline che gli rammentavano la terra di casa, il nord dell'Italia."Così bello e così familiare. Mi stavo innamorando...". Poi gli
studi più approfonditi, clima, terra, ma anche quella storia incredibile dell'amicizia tra Thomas Jefferson e Filippo Mazzei, un italiano, toscano che guarda caso proveniva da una famiglia di viticultori.

Imparò Zonin che Jefferson il suo insuccesso, con le vigne, lo attribuì ai cavalli che durante la Rivoluzione calpestarono il terreno. Ecco allora che da quel momento Zonin si mise, anche una volta tornato in Italia, a studiare sempre più approfonditamente la storia climatica della Virginia, guardò le latitudini confrontando poi i dati con quelli delle regioni italiane. "Notai - ancora il suo racconto che le temperature e le precipitazioni medie erano quasi identiche a quelle dell'Italia centrale".

Lunghe estati, poi autunni che spesso portavano a basse precipitazioni, erano le condizioni ideali per coltivare l'uva. "Fu in quel momento che capii che non avrei creato una azienda vinicola in California. Lo avrei fatto in Virginia". Non fu facile, nemmeno per un testardo come Gianni Zonin. Ma dopo alcuni esperimenti andati male, ecco che all'improvviso, e siamo arrivati al 1978 quando furono prodotte 500 bottiglie con uva della Virginia. Grazie a un innesto particolare.

Un successo che fece il giro di tutti i produttori e solo nel 1978 furono vendute oltre 100.000 viti. E la nascita della Barbousville's Vineyard, la prima in Virginia, fu seguita da altri pionieri: Meredyth Vineyard, Piedmond Vineyard e Oasis Winery. Era l'inizio dell'industria vinicola della Virginia, il sogno di Thomas Jefferson che era diventato realtà. Oggi in Virginia ci sono oltre 280 produttori di vino, grazie a Gianni Zonin, anche se
Barbousville resta la più prestigiosa e la più premiata.

Roberto Zanni

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