Ecco la "Fratellanza Italiana", associazione unitaria da oltre cinquant’anni in Uruguau

Unire tutti gli italiani in Uruguay da Nord a Sud. Con questa speranza nacque nel 1966 l'associazione Fratellanza Italiana a Montevideo. Poco importa se l’obiettivo non fu raggiunto, dato che ad unirsi furono solo alcuni meridionali emigrati in Uruguay.
Ma questo non sembra essere un problema per loro che continuano a rivendicare "lo spirito della reciproca solidarietà. D'altronde il nostro nome dice già tutto".
Negli ultimi anni la gestione della Fratellanza e  della sua sede a pochi passi dal Parque Batlle, è stata presa dall'associazione che raduna gli emigrati di Vietri di Potenza guidati da Gerardo Passante che ha rilanciato la collettività dopo  un periodo difficile.
Oggi, tra i soci della Fratellanza, ci sono prevalentemente lucani e campani e in misura minore anche calabresi e persone provenienti da altre zone.
Originario di Atena Lucana, Giuseppe Del Negro è stato uno dei 25 soci fondatori, oggi ci racconta gli inizi di questa bella avventura  senza nascondere quel pizzico di nostalgia verso i vecchi tempi.


Assieme a lui, negli anni sessanta, erano presenti: Abruzzini, Antonio Pandolfo, Josè e Pedro Gentile, Antonio Del Negro, Francesco Camarota, Alfonso Romano, Michele Spagna, Ettore Santucci, Alfonso Romano, Antonio Santangelo, Silvio Gentile, Antonio Giordano.
All'epoca Del Negro lavorava al "Mercado Modelo" di Montevideo come ricorda. "Eravamo quasi tutti amici e conoscenti. Mi vennero a cercare e mi preposero di partecipare, accettai subito senza esitare".
L'iniziativa era molto ambiziosa e le difficoltà erano chiare sin dall’inizio anche se c’era tanto entusiasmo per l’idea di poter finalmente conta- re su un’associazione che accogliesse tutti i connazionali senza differenze regionali. "Organizzammo ben 3 collette, ognuno contri- buì secondo le proprie possibilità. Alla fine riuscimmo a comprare la nostra sede grazie al sacrificio di tutti".
In questi anni sono stati organizzati diversi pranzi ed altre piccole attività. "All'inizio avevamo oltre 300 soci, adesso chiaramente anche noi come le altre associazioni sentiamo il peso degli anni che passano e di italiani ne restano davvero pochi".
Ma sono comunque contenti per aver mantenuto unito questo gruppo nono- stante diverse difficoltà. Per 8 anni (dal 1996 al 2004) la sede fu chiusa dato che la commissione direttiva si era ritirata per dei contrasti con il vecchio presidente.


La nuova tappa è iniziata con Gerardo Passante che ha rilanciato l'associazione. Le sue idee sono chiare: “Io mi sento onorato di essere alla guida della Fratellanza, la migliore associazione che riunisce gli italiani di tutte le regioni. Finché vivremo il nome resterà quello, perché i nostri principi continuano ad essere uguali a quelli della fondazione, ossia la fraternità tra tutti i connazionali". Un periodo, quello degli inizi, che lo stesso Passante ricorda bene: "A 17 anni mi feci per la prima volta socio. Erano gli anni sessanta ed ero appena arrivato in questo nuovo paese. Ho sempre avuto un obiettivo chiaro, difendere l'italianità e le mie radici e se è possibile aiutare anche gli italiani".
Proprio  quest’ultimo  punto  è   considerato  fondamentale. "Dovremmo prenderci cura di coloro che sono la memoria della nostra società, dobbiamo tutelare maggiormente i nostri anziani". Un obiettivo, questo, che in passato "era più possibile perché si stava assieme come in famiglia e la sede veniva aperta tutti i fine settimana, si giocava a carte o a biliardo. Poi, però, la partecipazione è iniziata a diminuire ed abbiamo dovuto limitare le attività". "Ma noi siamo contenti" aggiunge, "abbiamo risolto il problema dei debiti e va bene così. Oggi veniamo qui per divertirci e coltivare le nostre amicizie. Tutto quello che abbiamo qui è il frutto del nostro lavoro e del nostro sacrificio. Ne siamo orgogliosi".
Quando si parla di sacrifici all'interno della Fratellanza bisogna iniziare dallo sforzo del gruppo di Vietri. Un esempio è quello di Carmelo Priore, cuoco e "asador" speciale per tutti i pranzi dell'associazione. È lui che cura con grande maestria la carne da cuocere alla brace e che sfama oltre cento persone ogni mese.


"Quando sento parlare di Vietri mi viene la pelle d'oca. La portiamo sempre nel cuore. Io sono nato lì e qui mi ci hanno portato che avevo tredici anni nel 1955".
Priore partecipa da oltre trent'anni all'interno della Fratellanza perché "tra tutti gli italiani ci deve essere mutua assistenza e spirito di solidarietà". Stessi obiettivi e stessi principi che ispirano questa fratellanza italouruguaiana da oltre mezzo secolo.

di Matteo Forniciti

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