È un vero e proprio grido d’allarme quello lanciato da Assolavoro secondo cui, a partire dal prossimo 1 gennaio, 53mila persone rischiano di rimanere a casa perché avranno raggiunto i 24 mesi di limite massimo per ottenere un impiego a tempo determinato. L’associazione nazionale delle agenzie per il lavoro parla di una "stima prudenziale", approssimata per difetto, con una proiezione calcolata sull'intero settore dei dati rilevati dagli operatori associati (circa l'85% del mercato), dell'effetto della circolare del Ministero del 31 ottobre scorso che ha considerato compresi nelle nuove misure anche i lavoratori con contratti stipulati prima dell'entrata in vigore della legge di conversione del Dl Dignità.

Assolavoro ribadisce inoltre che "nonostante le ripetute manifestazioni di disponibilità, non c'è stato ancora nessun riscontro in generale e in particolare sull'interpello relativo alla circolare numero 17 del 31 ottobre 2018". L'Associazione delle agenzie del lavoro rimarca quindi la necessità di "correggere il tiro" a tutela dei lavoratori.

Immediata la reazione del mondo politico. "Questo governo brucia posti di lavoro come nessuno ha mai fatto prima" commenta il deputato di Fi Francesco Scoma. "Non si crea nuovo lavoro stabile limitando la possibilità di ricorrere al contratto a tempo determinato. Il decreto dignità è dunque il decreto disoccupazione" gli fa eco la senatrice del Pd Annamaria Parente.

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