Il premier Giuseppe Conte

Questo governo, in pochi mesi, ha fatto danni e basta. Tenerlo in vita per “tigna” politica e personale, si fa per dire, è una fattispecie di reato, una scelleratezza insomma.

L’Italia sta sbandando e pericolosamente. Qui non si tratta solo del teatrino, del ridicolo quotidiano, dei battibecchi da allegre comari di Windsor, si tratta d’impegno nei confronti di 60 milioni di persone.

E la si smetta, dunque, di dire che i grillini hanno preso il 33 percento, e allora? Vogliamo parlare del 67 che non li ha votati?

Vogliamo dire che se Salvini, sbagliando grosso, non avesse abboccato alla trappola tesa da qualcuno, si sarebbe tornati al voto, con un esito ben diverso a favore del centrodestra?

Ecco perché diciamo ci sarà bene qualcuno in grado di riportare alla realtà il leader della lega, qualcuno che gli spieghi il rischio che corriamo in compagnia di Grillo. La finanziaria appena votata è uno scempio economico, una catastrofe ideale, uno spreco scriteriato di risorse, il “reddito” si sa bene quanto sia esiziale in un Paese come il nostro.

Il reddito di cittadinanza, per funzionare, ammesso che sia, deve avere alle spalle un sistema alla tedesca, all’inglese, deve avere dietro di sé apparati qualificati, responsabili e capaci, strutture storicamente attrezzate allo sviluppo dell’occupazione.

Altroché centri dell’impiego da riorganizzare, non prendiamoci in giro, ci vorrebbe una vita solo per cambiare la mentalità del lavoro statale, per come siamo abituati. Purtroppo, servirebbe il lavaggio del cervello, in senso buono ovviamente.

Da noi il “pubblico”, il “posto fisso”, è una iattura, su cento al massimo se ne salvano una trentina di lavoratori.

Ecco perché lo statalismo non funziona. È un colabrodo. Da noi l’assistenzialismo ha rovinato il rovinabile, altroché rilancio dell’economia.

Il reddito grillino, sarà il regno degli sbagli nel migliore dei casi, degli imbrogli nel peggiore, sarà il festival del lavoro nero.

Lo sappiamo, e non ci saranno controlli che tengano, è la testa del sistema che andrebbe cambiata, è l’etica della responsabilità che purtroppo manca e tanto. Ecco perché non serve assistenza ma cultura di sviluppo, cultura dell’impresa, concetto dell’iniziativa e dell’intrapresa, che va stimolata, sostenuta ed affiancata, specialmente al sud che resta la nostra vera carta vincente.

Far partire i motori del sud, dei giovani in proprio, delle nuove idee di investimento, aiutare questo mondo alla crescita e alla produzione, davvero sì che cambierà il Paese. Dulcis in fundo, la Carige. Insomma, non sappiamo più come ripeterlo: servirebbe subito, ora, la riforma totale di Bankitalia, dei suoi poteri, del suo statuto, della sua struttura, solo così cambierà tutto.

Possibile mai che da noi si arrivi sempre ad un passo dal baratro prima di capire? Prima di chiedere l’intervento disperato dello Stato?

Possibile che nessuno riesca a dire prima interveniamo?

Chi vigila? Chi controlla?

Delle due l’una, o c’è mistero, oppure c’è incapacità, perché non è giustificabile che si arrivi al precipizio regolarmente e ripetutamente, altroché sistema funzionante.

In conclusione, l’Italia ha bisogno di una costituente che riscriva le regole dell’oggi e del domani, riscriva la giustizia, il concetto del credito e della vigilanza, il senso della fiscalità e della riscossione, la struttura del welfare e del lavoro, riscriva l’impresa e l’importanza della produzione.

Solo così sarà diverso, non solo il Paese, ma ovviamente il futuro di ognuno, ecco perché bisogna chiudere presto questa esperienza rischiosa e tornare alla parola della gente, al voto, prima è meglio è.

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