"Se qualcuno pensa che la donna debba restarsene a casa a farsi dire quello che deve fare, allora il M5S non è per voi". Lo ha detto ieri il vicepremier Luigi Di Maio, ribadendo la sua contrarietà al congresso sulla famiglia voluto dal ministro Fontana e in programma, dal 29 al 31 marzo, a Verona. "Io a un convegno come quello non ci vado. E non ci andrà nessun parlamentare del Movimento", ha aggiunto il vicepremier.

"Il terreno della libertà delle donne è una questione che ci vede distanti dalla Lega" ha quindi precisato Di Maio prendendo le distanze da quanti, tra le file del Carroccio, Matteo Salvini in primis, hanno invece dato la loro adesione all'evento. Parole, le sue, che hanno scatenato l'immediata replica degli organizzatori. "Affermazioni da querela. È solo fango" hanno affermato in una nota Antonio Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vicepresidente del XIII Congresso Mondiale delle Famiglie.

"Noi non vogliamo obbligare la donna a lavare e stirare, quella è la macchietta che dipingono certi giornali. Noi siamo per l'art. 37 della Costituzione che parla di promozione di politiche che assicurino alla donna lavoratrice 'gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore' e condizioni di lavoro che consentano 'l'adempimento della sua essenziale funzione familiare'".

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