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Nell’attesa che i dati della Ue smentiscano le forzature suggestive dell’Istat, a conferma di tutti i nostri guai, dentro il Governo e nella maggioranza, oramai è solo rissa da osteria. Qui non si tratta solo del caso Siri, che da solo basterebbe per capire quanta distanza ci sia fra grillini e leghisti sul concetto di democrazia, si tratta di tutto. Tanto è vero che in un anno, i penta leghisti hanno realizzato sostanzialmente solo i punti peggiori, delle reciproche promesse elettorali. A guardare bene infatti, tranne il reddito e quota 100, tutto il resto oltreché rischioso, è aria fritta è inutile e fumoso.

Insomma nessuna riforma è stata fatta, niente sul fisco, sulla giustizia, sul lavoro, gli unici provvedimenti hanno aggravato i mali antichi e basta, il decreto dignità, la prescrizione, la pseudo Flat tax, sono pantomime peggiorative e nulla più. Del resto sarebbe bastato leggere il contratto, per capirne la fumosità, la vaghezza, le contraddizioni nella fusione degli opposti, che pur di stare assieme sono ricorsi ad una formula tanto approssimativa quanto pericolosa. Insomma ci sarà una ragione se sulla Tav è scontro, sul fisco pure, sulle autonomie idem, sul debito di Roma anche, sullo sviluppo e sulla giustizia poi non ne parliamo.

Ecco perché il contratto, è per un verso politicamente carta straccia, per l’altro generico e approssimativo, da perdere ogni valore giuridico e fattuale, insomma buono solo per litigare e per strillare certezze inesistenti. Viene da sorridere infatti, quando si sentono le lodi sul Premier e sulla sua capacità di mediazione, a dirla tutta fino ad ora, Conte, si è solo esercitato a straparlare, tipo l’anno bellissimo, oppure a rimandare in avanti tutto quanto, punto. In mezzo a questi due estremi, Conte poi ha esclusivamente pagato dazio, con l’Europa sul deficit e sulla procedura, con l’America e con Donald Trump sulla Cina e sugli accordi, con la Francia e con Emmanuel Macron su tutto a partire purtroppo dalla Libia. Per non parlare del fronte interno e del caso Siri, insomma Conte che pure ha deciso di stare coi grillini, paga assieme all’inesperienza, le risse quotidiane coi leghisti e con Matteo Salvini, le scintille fra Lega e Cinque Stelle.

Ecco perché siamo arrivati all’osteria, all’insolenza reciproca, alla sfida quotidiana, alle accuse e agli ultimatum di guerra, insomma ad un teatrino mai visto prima d’ora, di fronte al quale Conte, può fare poco o niente. Per farla breve era ovvio, scontato, si doveva impedire una scelleratezza politica tale, una avventura inconciliabile con tutto, tranne che con la sciagura, un esperimento nato sulla bugia e trasformato in un programma da follia. Per questo pensare che duri oltre le Europee è un malaugurio per il paese, una fantasia da pessimismo nero, dopo il voto del 26 maggio, questione di poco, salterà tutto e, almeno per noi, sarà un giorno benedetto.

ALFREDO MOSCA

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