È un elemento immancabile della cultura friulana riunita attorno al fogolar, il focolare. Stiamo parlando del vino, simbolo della terra ed elemento di condivisione diffuso anche tra le famiglie di emigrati nel loro sforzo per mantenere le tradizioni. È partito da queste premesse il progetto "Rinnoviamo la nostra friulanità" che domenica mattina alla Casa degli Italiani di Montevideo ha ospitato la conferenza-degustazione del Ducato dei vini friulani, un’associazione che promuove il vino regionale nel mondo. L’iniziativa, organizzata dall’Ente Friuli nel mondo con il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia, si inserisce all’interno dei festeggiamenti per il settantacinquesimo anniversario della Famèe Furlane.

"Il vino rappresenta l’icona della tradizione, della cultura e anche dell’economia della nostra terra. È il piacere di riunirsi insieme attorno a un tavolo" ha commentato a Gente d’Italia Loris Basso, presidente del Ducato, poco prima dell’inizio della conferenza. "Oggi è un piacere essere qui per trovare quelli che sono gli ambasciatori del Friuli nel mondo. Ci auguriamo che questa possa essere anche un’occasione per far crescere la nostra produzione vitivinicola in questo mercato che ha una grande cultura del vino". Con lo scopo di rappresentare e promuovere la enogastronomia regionale, durante la giornata è stata annunciata la creazione della Contea di Montevideo, una delegazione del Ducato dei vini friulani in Uruguay.

Con Rodolfo Rizzi, presidente della Assoenologi regionale, parliamo delle opportunità di collaborazione tra il Friuli e l’Uruguay in questo settore a partire dalla diffusione di una particolare tipologia di vitigno resistente alle malattie e diffusa con successo in Friuli da oltre un decennio: "L’Uruguay potrebbe essere un interessante campo di sperimentazione anche perché il futuro della viticultura oggi passa da una maggiore sostenibilità e un minore impatto ambientale con la riduzione dell’uso di prodotti chimici contro le malattie delle piante".

"Durante le visite che abbiamo fatto a Montevideo" -ha proseguito l’enologo- "ci hanno detto che, a causa delle particolari condizioni climatiche, vengono fatti circa una ventina di trattamenti all’anno. Con questo vitigno resistente ne basterebbero 3 o 4". La collaborazione tra il Friuli e l’Uruguay, sostiene Rizzi, potrebbe allargarsi anche su un discorso di mercato con la "possibilità di un maggiore interscambio" che è "fondamentale anche alla luce del ricordo dei padri di questi emigrati che hanno portato qui saperi e conoscenze. Sarebbe molto importante dare seguito a questo legame e portare i vini uruguaiani di qualità in Italia".

"Si dice che in Friuli la cultura sia passata dalle osterie" ha raccontato il segretario del Ducato Alessandro Salvin alla fine di un appassionante intervento dove ha ripassato gli elementi caratteristici di una gastronomia regionale frutto di intrecci di culture, lingue e climi diversi. "Il vino è l’elemento che ha sempre tenuto insieme le comunità. Anticamente nelle osterie tutti si ritrovavano a discutere intorno a un bicchiere di vino ed è stato così anche all’estero tra i numerosi emigrati. Oggi noi crediamo che il vino possa continuare ad essere un veicolo di trasmissione dei nostri prodotti, delle nostre eccellenze. Uno dei significati di questa visita è quello di dare ai produttori friulani dei punti di riferimento qui in Uruguay".

"Per noi il vino è un simbolo di appartenenza, il ricordo da dove veniamo" ha sintetizzato al termine dell’evento Bernardo Zannier, presidente della Famèe Furlane, molto soddisfatto per il successo ottenuto da un’iniziativa "inedita" nel panorama della collettività italiana. "L’idea del progetto" -ha spiegato- "è nata dal gruppo di giovani della nostra associazione perché ci siamo resi conto che, quando parlavamo di gastronomia regionale, si finiva per parlare più di vino che di mangiare. Speriamo quindi che questa occasione possa servire per muovere gli agenti commerciali e portare vini friulani in Uruguay".

Matteo Forciniti

 

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