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Se il 2019 verrà ricordato come un anno economicamente bellissimo, costellato da milioni di asini volanti, il prossimo sarà senza dubbio fantastico. Anche perché ci vuole molta fantasia per continuare a promettere di tenere i conti pubblici in ordine e, contemporaneamente, bloccare la bazzecola di 23 miliardi di aumento dell’Iva, tagliando con l’accetta le imposte dirette attraverso la mitica Flat tax. Tuttavia, dopo aver letteralmente annichilito le pretese degli euro-burocrati, i quali hanno dovuto digerire una non manovra correttiva di circa 8 miliardi, nel 2020 romperemo le reni alla realtà.

D’altro canto, penseranno i cervelloni che ci stanno traghettando verso l’agognato cambiamento, se i mercati finanziari si sono fatti bastare una medesima non manovra scritta letteralmente sull’acqua, visto che non contiene lo straccio di una misura strutturale, volete che non digeriscano una Legge di Bilancio che prosegua sulla stessa linea infernale fin qui seguita dal Governo giallo-verde? Una linea che viene giustificata dalla presunta austerità che ci sarebbe stata imposta dall’Europa matrigna e che, di conseguenza, ci avrebbe impedito di aumentare il Prodotto interno lordo secondo le nostre enormi potenzialità. Tanto è vero che, mentre fino a qualche tempo fa il Paese cresceva poco, ma cresceva, oggi esso è entrato nella palude di una preoccupante stagnazione.

E questo vero e proprio miracolo di San Gennaro, il quale sta facendo impallidire il boom economico di alcuni decenni addietro, lo dobbiamo esclusivamente agli artefici di un cambiamento così radicale da aver addirittura modificato i criteri con i quali si valuta il grado di sviluppo di uno Stato sovrano. Oramai il concetto di stabilità finanziaria risulta ampiamente superato dalla sanzione ottenuta dalla cabina elettorale. Se si prendono i voti promettendo più spesa corrente gettata nello sciacquone e meno tasse per tutti, immaginando in tal modo di ridurre anche il debito pubblico, non c’è argomento che tenga: chiunque non sia d’accordo con questa linea innovativa si candidi e vediamo quanti voti ottiene.

Nel frattempo, in attesa che si materializzi l’alchimia fantastica di trasformare i debiti in oro sonante, assistiamo al miracolo - l’ennesimo - di una occupazione data in aumento a fronte di un numero complessivo di ore lavorate in diminuzione. Tutto ciò nell’ambito, per l’appunto, di una economia praticamente ferma. Dunque, dal "lavorare meno per lavorare tutti" sembra che siamo passati al "lavorare tutti per guadagnare meno". Forse sbaglierò ma, ragionando coi criteri antiquati di quando 2+2 faceva sempre 4, stiamo veramente raggiungendo il paradigma di quella fantastica decrescita felice di grillesca memoria. Fantastica, esattamente come l’anno che verrà.

CLAUDIO ROMITI

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