La 'caccia' a un imprenditore che possa ripetere le sue gesta e prendere in mano il partito non è certamente cominciata ora. Ma, raccontano fonti parlamentari di FI, Silvio Berlusconi è tornato a cercare una figura che possa rappresentare il mondo delle aziende che non solo possa prendere in mano un movimento di centrodestra ma anche fare da contraltare a Di Maio e Salvini. Il Cavaliere, del resto, lo ha sempre ripetuto pubblicamente: servono persone - questo il suo 'refrain' - che siano competenti e possano rilanciare il Paese. Intanto l'idea è di rilanciare FI.

Qualche anno fa Berlusconi incontrò l'ex Ceo di Vodafone, Colao. Qualche giorno fa sarebbe ritornato alla carica con Cairo, durante un colloquio telefonico. Dall'editore e da molti interlocutori incontrati nel corso del tempo è sempre arrivato un 'no grazie'. Ma l'ex premier starebbe continuando a sondare esponenti della società civile. Lunedì ha fatto una cena a villa Gernetto con investitori legati al mondo della pubblicità. Ha visto anche recentemente alcuni manager legati al comparto alberghiero ma soprattutto un incontro viene ritenuto nel mondo di FI più inusuale del solito.

Diversi dirigenti azzurri riferiscono che Berlusconi abbia incontrato Stefano Domenicali, dal 2016 presidente e ad di Lamborghini, che ha portato l'azienda a nuovi record di vendite, fatturato e redditività. Assunto in Ferrari nel 1991 è divenuto, nel 1996, team Manager della casa di Maranello, e nel 2008 ha ricoperto il ruolo di direttore della gestione sportiva, andando a sostituire Jean Todt. Non c'è una conferma ufficiale dell'incontro ma anche esponenti vicini all'ex premier sottolineano come l'ex presidente del Consiglio sia sempre convinto della sua idea di cercare un imprenditore che possa buttarsi in politica. Non perché non creda nelle persone a cui ha affidato la barca azzurra, ma - spiegano le stesse fonti - si tratterebbe di un discorso di prospettiva.

Il presente di FI è, invece, legato al dibattito sulle primarie. Il Cavaliere vorrebbe semplicemente un congresso con gli iscritti e gli eletti. Niente primarie, sicuramente non 'aperte'. E soprattutto niente fretta. Da tre settimane ha nominato Toti e Carfagna coordinatori, a loro ha affidato la gestione del partito in vista della kermesse che nelle sue intenzioni dovrebbe tenersi a metà dicembre. Ma i dubbi sulle primarie volute da Toti restano, non solo perché non appartengono al partito azzurro, ma anche perché - questa la tesi - si rischierebbe un flop. Berlusconi non ha gradito le accelerazioni imposte dal governatore della Liguria ma in primis non concepisce che qualcuno, osservano fonti di FI, possa dettargli i tempi. Non è il momento di forzare la mano, anche perché - ecco il ragionamento - non sono in ballo le elezioni anticipate. Anche per questo motivo assiste alle diatribe interne con un certo distacco.

Non intende fare alcun passo indietro, ora è concentrato sul suo nuovo ruolo nell'Europarlamento e soprattutto, ribadiscono i suoi, non vuole che siano altri ad 'impossessarsi' dei consensi di FI che, anche se ridotti rispetto al passato, a suo dire sono legati soprattutto alla sua leadership. Berlusconi - spiega una fonte di FI - non vuole che Toti abbandoni il partito e cercherà di gestirne le mosse. E anche la vicepresidente della Camera non si è unita al coro di chi vorrebbe il governatore della Liguria fuori dalla casa azzurra.

Il 6 luglio Toti ha fatto la sua kermesse, è vero che vi hanno partecipato pochi parlamentari ma - osserva anche un 'big' di FI - in questo momento non ci possiamo permettere un'altra spaccatura. Tuttavia, qualora venisse confermata la linea del no alle primarie oppure di una competizione low profile (il tavolo delle regole dovrà portare la proposta a Berlusconi), non è escluso che il governatore - che spinge per primarie aperte entro novembre - scelga un'altra strada. E Ghedini è sceso in campo per mediare.

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