"Dignità non consiste nel possedere onori ma nella coscienza di meritarli": Matteo Salvini che cita Aristotele per criticare il premier Giuseppe Conte, dimentica come sempre un particolare non propriamente trascurabile. Trascura infatti che di Aristotele lui e tutti noi non conosceremmo neppure il nome se a Baghdad il califfo al-Ma’mun non lo avesse sognato nel IX secolo – sogno probabilmente inventato, ma comunque reso operativo – dando inizio su impulso di quel sogno ai secoli di ricerca, acquisti e traduzioni con i quali i tanto detestati arabi islamici hanno recuperato e salvato la gran parte di quelle che oggi noi definiamo orgogliosamente "le radici culturali dell’Europa e dell’Occidente": migliaia e migliaia di testi greci e romani andati perduti e dei quali in Europa pochissimi ricordavano anche solo che fossero esistiti.

Matteo Salvini dimentica un particolare non proprio trascurabile anche quando irride i deputati del M5S dicendo: "Siete passati dalla rivoluzione al voto di Casini, di Monti e di Renzi". Dimentica che in quanto a rivoluzione tradita o persa per strada lui è passato dal centro sociale ipercontestatore Leoncavallo alla Lega e poi nella Lega è passato da capo dei "comunisti padani" a capoccia della destra sovranista. Così come è passato dalla rivoluzione secessionista al patriottismo tricolore unitarista, dal "Prima i lombardi" a "Prima gli italiani", dal laicismo leoncavallino, "comunista padano" e leghista, che criticava ferocemente i "vescovoni", al baciare rosari, santini, crocifissi, vangeli, cuori immacolati di Maria cui affidare l’Italia e l’Europa, ricordando inoltre la nascita di Maria e citando la Madonna di Medjugore il giorno del "bel regalo dell’approvazione del decreto sicurezza bis".

Da che pulpito… Non meraviglia quindi la caduta di stile di Salvini quando la seconda volta che si rivolge al capo del governo Giuseppe Conte lo chiama "signor Conte" anzichè "presidente Conte", dopo avergli anche storpiato il nome in Conte-Monti come se fossimo al bar tra goliardi o all’osteria anzichè in parlamento. Il decreto sicurezza sarà anche stato un bel regalo, ma è stata brutta, bruttissima la caduta da cavallo provocata dal delirio d’onnipotenza dei "pieni poteri" e dal confondere il suo ministero dell’Interno con il Quirinale e con l’intero parlamento, illudendosi così di potere decidere lui di scioglierlo e andare alle elezioni anticipate. Sarà stato anche un bel regalo, ma il giocattolo pare destinato ad avere vita breve.

Insomma, Salvini ha dimenticato anche il proverbio "Gioca con i santi, ma lascia stare i santi". Madonne comprese. Lo scialbo discorso in parlamento è stata la degna conclusione dell’exploit iniziato inventandosi l’invito al suicidio entro sei mesi fattogli, a dire dell’ex ministro dell’Interno, dal giornalista della Rai Fabio Sanfilippo, e finito col beccarsi una nuova querela per diffamazione: Sanfilippo infatti non ha gradito gli insulti nè più e nè meno come non li ha graditi pochi mesi fa Carola Rackete, comandante della nave salva migranti Sea Watch, e così s’è rivolto anche lui al magistrato.

PINO NICOTRI

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