(foto depositphotos)

Sospinto da Libero Bovio corretto, "me ne vogl’ì a ll’America pe’ sta luntano assaje" e sostenuto da Modugno, "la lontananza sai è come il vento che fa dimenticare chi non s’ama", l’eccelso Aurelio è volato a Los Angeles, dove il cinema chiama, per placare l’ira dopo l’ammutinamento e tracciare l’immediato cammino del Napoli con calma e senza lo scirocco del golfo azzurro che ottenebra le menti. La crisi è profonda e servirebbe un grande atto di generosità per tenere in piedi una stagione che è ancora da giocare, cinque punti dalla zona Champions, ottavi europei da centrare e Coppa Italia. Serve un grande atto di pacificazione cancellando rivolte, punizioni, rivendicazioni, orgoglio, pregiudizi, vendette e tribunali. Serve un summit di pace, un discorso appassionato del presidente ignorando tutto quanto è successo in questo novembre di aspri dissapori, un discorso di siamo tutti responsabili, il presidente abbandonando l’ira funesta che infiniti lutti arrecherebbe al Napoli, i giocatori con una generosa disponibilità a rinfoderare lo scontento e lo spirito ribelle, il tecnico ripensando a una "squadra bellissima" che ha un po’ perduto per strada. La crisi è nelle mani e nella barba fremente di Aurelio De Laurentiis. Un giorno da presidente e non da padre-padrone forzando il carattere levantino, i furori improvvisi che l’accendono, il gusto dell’io sono io e voi non siete un…. , insomma un gesto nobile che scuota il cuore e l’amor proprio di tutti. Quello che ci vuole è un De Laurentiis nuovo, sorprendente, magnanimo. Non si esce dalla crisi rivendicando la legittimità delle proprie posizioni. Sarebbe da asini un mulo contro mulo. Senza una soluzione benevola della crisi non è in gioco questa stagione, ma il futuro del Napoli. Ci vuole una scossa di grande ottimismo. Un colpo di teatro? E perché no in questa città teatrale? Magnanimo come re Alfonso d’Aragona. Generoso come Hatim Tai, il re arabo di una famosa leggenda. Illuminato come Federico II. Aurelio De Laurentiis ha l’occasione per interpretarli tutti e tre diventando, dopo la bufera, il miglior presidente del Napoli essendo già il migliore imprenditore di pallone. E, poi, la pace con i tifosi espressa in un solo comunicato dei litiganti rappacificati a testimonianza di una rinnovata unità d’intenti mettendo a tacere tutti coloro che, in questi giorni, hanno fatto di Napoli solo una carta sporca cancellandone i mille colori. Coraggio, si può fare.

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