Inquinamento (Depositphotos)

Cop25, la Conferenza internazionale sul clima in programma a Madrid sotto la presidenza del governo del Cile, è alle porte, si terrà da oggi al 13 dicembre e il Parlamento Europeo si è avvicinato all’appuntamento votando una risoluzione che dichiara l’emergenza climatica e ambientale globale e invitando tutti i paesi dell’Unione a impegnarsi per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2050. Il dibattito e il voto finale giungono sicuramente tardivi rispetto ai moniti degli scienziati, che da tempo snocciolano numeri che provano come il Pianeta potrebbe aver già attraversato una serie di punti di non ritorno sul clima, giungendo così ad uno stato di emergenza globale che rischia di diventare perenne. Il voto, oltre a mostrare le buone intenzioni dell’Europa sull’ambiente, accende i riflettori anche sul lavoro della presidente Ursula von der Leyen, che ha dichiarato proprio questa settimana, nell’aula di Strasburgo, che l’Ue avrebbe guidato la lotta contro "la minaccia esistenziale" della crisi climatica. La von der Leyen, con Frans Timmerman, vicepresidente esecutivo con delega al Green New Deal, forma un ticket apparentemente fortissimo, anche se con una maggioranza articolata e frastagliata alle spalle. Sebbene, infatti, la risoluzione sia stata approvata con una maggioranza confortevole, 429 voti a favore, 225 contrari e 19 astensioni, gli eurodeputati hanno messo in guardia l’Europa dal limitarsi a meri gesti simbolici, come potrebbe essere intesa anche questa stessa risoluzione, che prevede un obiettivo più severo di riduzione delle emissioni di gas del 55% entro il 2030 – un miglioramento rispetto all’attuale obiettivo del 40% - comunque considerato inadeguato. Al di là delle polemiche, tuttavia, l’agenda tracciata dalla Commissione guidata è chiara: ambiente ed economia digitale, senza dimenticare welfare e immigrazione. Non sono chiare solo l’agenda e le priorità, ma anche il ruolo del nostro Continente: per la sfida ambientale la neopresidente candida l’Europa ad un ruolo di guida mondiale, lanciando una sfida enorme di decarbonizzazione al 2050, capace di trainare la Cina e di influire sulle future posizioni degli USA che, già molto distratti dalla bagarre elettorale, voteranno l’anno prossimo. Una sfida grande. Lo confermano le parole dell’eurodeputato francese Pascal Canfin, che ha redatto la risoluzione: "Il fatto che l’Europa sia il primo continente a dichiarare l’emergenza climatica e ambientale, poco prima di Cop25, quando la nuova commissione entra in carica, e tre settimane dopo la conferma di Donald Trump del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, è un forte messaggio inviato ai cittadini europei e al resto del mondo". Adesso però l’Europa deve procedere su questa strada, con una scossa di innovazione e tecnologia per non rimanere indietro nella sfida globale: idrogeno, 5G, big data, smart cities. Due punti che saranno al centro dei Fondi strutturali 2021-2027, ma anche dei criteri di spesa del budget europeo, dell’attività della BEI, delle scelte sugli strumenti economici comunitari (tasse ambientali, dazi verdi). In questo quadro l’Italia può e deve essere protagonista. Siamo già eccellenza europea per fonti rinnovabili ed economia circolare e la sfida di industria 4.0 sta dando i suoi primi frutti. Occorre rafforzare queste strategie e concentrarsi sul tema dei cambiamenti climatici e delle politiche di adattamento e resilienza: i disastri di questi giorni indicano un ritardo ancora troppo grande. Al nostro Paese il compito di lanciare una sfida ambientale e tecnologica all’altezza di quella europea.

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