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A Napoli c'è un modo di dire che sintetizza perfettamente la situazione, un modo di dire che - come spesso accade per le gemme della tradizione popolare partenopea - è diventato di uso comune in tutta Italia: "Cornuti e mazziati".

Dopo lo scandalo del mancato rigore contro il Lecce, quando l'arbitro Giua lo ha ammonito per simulazione e si è ostinatamente rifiutato di consultare il Var, nonostante l'esplicito invito del collega Abisso in sala video, Milik si è visto recapitare pure una multa.

Gliel'ha inviata il giudice sportivo della Figc. Duemila euro di sanzione "per avere simulato di essere stato sottoposto ad intervento falloso in area di rigore avversaria". Un atto dovuto. Fa fede il rapporto dell'arbitro.

Anche se in ogni partita ci sono 15 telecamere piazzate a bordo campo, se da due giorni giornali e tv non fanno che stigmatizzare l'errore dell'arbitro, se lo stesso video Var è a disposizione dei giudici federali.

Per Milik duemila euro equivalgono più o meno a 20 centesimi per una persona "normale". Il punto non è la misura della pena, ma la pena stessa. Questo è il calcio italiano, nell'anno 2020.

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