Il piano Marshall è lontano 73 anni. All’Italia tornò di conto, gli aiuti degli Stati Uniti contribuirono a risollevarla di botto, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi. Il mondo è intanto cambiato, ha continuato a camminare, proponendo stravolgimenti e mutamenti di alleanze. Adesso gli alleati non sono più loro, gli americani. In questi tristissimi grigissimi momenti segnati dal coronavirus, gli alleati dell’Italia sono altri. Sono cambiati, complice l’incontrollabile arroganza di Donald Trump, il presidente degli United States of America.

Gli alleati nostri, al tempo del virus, sono innanzitutto cinesi, poi cubani e russi. La geografia della solidarietà presenta tutto un altro aspetto. Perfino impensabile, fino a qualche mese fa. Faccio cronaca, che rende meglio l’idea. Pechino il 19 marzo ha inviato in Italia nove medici e dispositivi medici. A Crema, ospedale da campo, operano da ieri 52 medici e infermieri cubani. Dalla Russia sono arrivati nove arei militari carichi di uomini e di mezzi. Nove Ilyushin 76 hanno scaricato all’aeroporto di Pratica di Mare. Non erano mai atterrati tanti aerei e tanto personale russo in un Paese della Nato.

L’Italia in cerca di aiuto non guarda al colore politico dei suoi donatori. Chi ha e può è il benvenuto tra noi, aggrediti dal virus, accerchiati da contagiati e morti senza funerale. Il rosso della bandiera cinese sventola accanto al tricolore d’Italia in molti ospedali della Lombardia. La Cina non si è negata, ha risposto presente con immediatezza e grande disponibilità. A Bresso il vessillo della Repubblica maoista con le cinque stelle sventola sulle auto della protezione civile e della casa comunale. C’era una volta la bandiera americana, ora non c’è più. C’è il tricolore russo, salutato all’arrivo dal ministro degli Esteri italiano e da questi accompagnato in Lombardia.

Meraviglioso l’impatto dei medici cubani a Crema. Simpatici e cordiali, sono stati accolti con somma gratitudine in Lombardia. La Regione guidata dal centro-destra. Neppure loro hanno badato al colore politico del posto dove andavano a prestare capacità, solidarietà medica internazionale, collaborazione. Quella che Fidel Castro ha mandato sempre in giro per il mondo per creare consenso politico. Gli ospiti sono trentasette medici e quindici infermieri, schierati in blocco a Crema, guidati dal dottor Carlos Pèrez Dias, direttore dell’ospedale Joaquin Albarrin dell’Avana. Nel momento più profondo della crisi del Paese Italia si leggono i primi segnali di un cambiamento.

La poderosa accelerazione geopolitica nel Mediterraneo: gli Stati Uniti sempre più lontani e assenti. Quando e come l’Italia uscirà dal coronavirus e ne vivrà il dopo, qualche domanda dovremo farcela. E davanti agli occhi avremo le foto degli aereo cargo militari russi, i medici e le attrezzature cinesi, le immagini dei medici cubani. Sarà dura – molto difficilere cuperare la foto dell’unico aereo americano partito domenica dalla base di tedesca di Ramstein per atterrare ad Aviano. Il carico di aiuti medici è arrivato in Italia in maniera quasi clandestina.

Ma come leggerla in chiave futuro questa provvidenziale invasione di aiuti provenienti da Paesi per così dire di sinistra? "Noi non guardiamo al colore degli aiuti che ci arrivano, il nostro compito è reperire mascherine e respiratori ventricolari", fanno sapere da Roma, stanze del governo centrale. Nondimeno appaiono chiari i risvolti della situazione che si è venuta a creare in questi giorni, con la solare assenza americana. "Qui lavoriamo tutti sulla politica estera e osserviamo chiaramente che dietro l’offerta di aiuti da Cina e Russia c’è una mossa politica: ma noi degli aiuti abbiamo assoluto bisogno".

L’obbligo è trovare comunque mascherine e respiratori. Il resto non conta, tantomeno il colore della bandiera di chi è nella condizione di esaudire il disperato bisogno italiano. La visione politica del nostro Paese viene confermata da un intervento di Luigi Di Maio, ministro degli Esteri. "Avevamo aperto la Via della Seta, abbiamo confermato apertura e amicizia a molti Paesi del mondo, e adesso l’Italia riceve aiuti, pronta a restituire questo aiuto quando sarà necessario, a chi ne avrà bisogno". Il più classico dei "do ut des", io do affinchè tu dia. Ma su questa conclusione a futura memoria penso che nessun italiano abbia mai avuto dubbi.

Nella caccia alle mascherine, in questi giorni di affanni, sofferenze, dolori, con medici e infermieri ad occupare un ruolo fondamentale, centrale, straordinario, sono impegnati l’Aise, i servizi di sicurezza, la Guardia di Finanza. E non solo il ministero degli Esteri. È caccia globale anche ai respiratori polmonari. Dalla Cina arriveranno 100 milioni di mascherine, divisi in lotti. Il primo da sei milioni, poi venti milioni ogni settimana. L’importante è che contribuiscano all’arresto del coronavirus. Per vedere se i giochi della politica internazionale cambieranno avremo a disposizione tutto il tempo del mondo.

Franco Esposito

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