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Caro Presidente Conte, nell’osservare da cittadino e da giureconsulto le modalità colle quali conduce il gravoso onere (lo so) che le incombe sul capo, ossia quello di governare il Paese nella drammatica situazione odierna, non posso esimermi da esporLe talune perplessità. Tutti noi sappiamo che la transustantazione eucaristica è uno dei più affascinanti sacramenti mediante il quale si converte la sostanza in divino. Ma dire agli italiani che la normativa emanata in tempo di Covid-19 sia un exemplum anche per gli Stati esteri, mi pare troppo. Peraltro annunciando slogan altisonanti. Non riesce a convincermi per motivi tutt’altro che di natura polemica. Vengo subito al punto.

Prendiamo ad esempio la norma di cui all’art. 1, comma 1, lett. a) DPCM 8 marzo 2020, laddove prevedeva di "evitare gli spostamenti". Questa locuzione, a mio avviso, non risponde al concetto di norma giuridica. Evitare, è forse un consiglio? Qual è il canone giuridico? "Evitare" non risponde ad alcun obbligo e, dunque, non se ne comprende il significato. Passiamo ora ai noti 600 euro per gli autonomi. La gestione di questa misura non mi è parsa impeccabile, senza tralasciare, non senza imbarazzo, che il sito INPS ha patito un flop magistrale per le domande: eppure lo slogan fu "nessuno rimarrà solo". Di più.

Osserviamo la norma che prevede il credito per i negozianti e bottegai. Quella disposizione prevede un credito d’imposta pari al 60% del canone locatizio di marzo ed è accordata solo a chi ha un negozio in categoria catastale C/1. Ebbene, chi ha un negozio in un centro commerciale, possiede un bene accatastato sotto la categoria D/8. Com’è stato peraltro chiarito dalla prassi, costoro non beneficiano del credito d’imposta. E perché? Sono negozianti di serie B? E se invocassimo il principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione? Forse può dirsi solennemente che la norma sia impeccabile? No, a mio giudizio non lo è.

E ancora, da ultimo ha suscitato più di un’attenzione la norma sul ricongiungimento coi "congiunti" a decorrere dal 4 maggio. Mio nipote mi ha sottoposto un validissimo quesito giuridico: può forse vedere la fidanzata? Nel senso di "ragazza", non di promessa sposa, beninteso. Giuridicamente, il codice civile non prevede questa categoria. E siccome ci troviamo in un ordinamento di civil law, il vocabolo "congiunti" non offre, di nuovo, alcun un precetto normativo rispondente anzitutto al canone della chiarezza. A ben vedere, però, una definizione di "congiunti" si rintraccia, addirittura, nel Codice penale (oibò!). L’art. 307 c.p. prevede, ai fini dell’esclusione dal reato di cospirazione o di banda armata (molta enfasi mia) che "s’intendono per i prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole".

E per quale ragione ricorrere a un vocabolo simile? Non bastava allora dire "parenti" come da art. 74 del più appropriato codice civile? Lo so che potrà pensare che sia facile stare dalla mia parte, ovverosia fare l’osservatore e limitarsi a dire ciò che non va. Ma non sono il Presidente del Consiglio e, d’altro canto, a chi dovrei contestare quelle che a mio modo di vedere sono inaccettabili sbavature? Signor Presidente, Lei è anzitutto un collega. La esorto a fare meglio e più in fretta possibile. Il Paese soffre di una malattia letale, che se non ben curata rischia davvero di lasciare ferite laceranti. Si avverte agilmente una generale diffidenza verso il futuro, un disilluso ricorso alla speranza. Gli imprenditori chiudono, davvero, i lavoratori sono a casa, l’economia corre rapida verso una pericolosa stagflazione.

La prego, non se ne abbia a male. Le mie sono amichevoli esortazioni perché non è questo il tempo di sterili polemiche. Il mio, come ben intende, è un benevolo richiamo a fare di meglio. Non ho apprezzato l’ipertrofia normativa con la quale sta invadendo la vita civica, con un ovvio disordine precettivo (connaturato appunto alla suddetta ipertrofia, lo sappiamo bene noi giuristi che è così). Questo Paese merita risposte chiare, puntuali, efficaci. Faccia presto, per favore. Con osservanza, mi affido.

Avv. Luca Di Nunzio

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