Il 10 giugno 2016, Musa Juwara viveva una giornata decisamente diversa rispetto a quella di oggi. Quattro anni fa, infatti, sbarcava in Sicilia, dopo aver attraversato il Mediterraneo su un barcone, a 15 anni e senza genitori. Uno dei 25mila minori che, in quell'anno, sono arrivati nel nostro paese da soli. Nato nel 2001 e originario del Gambia, i genitori lo avevano fatto imbarcare su uno dei gommoni della disperazione, per cercare fortuna in Italia.

Dopo lo sbarco a Messina, fu inviato in un centro di accoglienza a Ruoti, in provincia di Potenza: lì ha iniziato a dare i primi calci al pallone, con l'allenatore della Virtus Avigliano che lo prende talmente a cuore che se lo porta a casa, diventandone genitore affidatario insieme alla moglie. Nel 2017 un'altra svolta, perché si accorge di lui il Chievo, che lo aggrega alla squadra primavera.

Il Toro lo prova in un torneo di Viareggio, in cui Juwara segna tre gol in tre partite, ma poi ritorna a Verona, dove esordisce in Serie A nel maggio 2019. A credere in lui la scorsa estate è invece il Bologna, con Mihajlovic che ne intravede le qualità e lo porta in prima squadra. Qualche spezzone di partita, mostrando tutte le sue doti tra tecnica e velocità anche contro la Juventus.

Fino alla grande giornata di domenica 5 luglio a San Siro: nel giro di 25' segna il suo primo gol in Serie A, fa espellere Bastoni e dà il via alla rimonta del Bologna. "Il gol è merito di Mihajlovic. Lo ringrazio perché mi ha fatto giocare contro l'Inter. Sono contentissimo per questa giornata, ho solo 18 anni e ho segnato a San Siro, la ricorderò tutta la vita", le sue parole, emozionato, dopo la partita. Una domenica da ricordare per sempre, quattro anni dopo quella traversata piena di paura e di speranza.

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