Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (depositphotos).

Da una parte il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che vuole ripensare il progetto di rete 5G in chiave filoamericana, dall’altra il premier Giuseppe Conte che spinge per proseguire il cammino con i fornitori cinesi, con capofila Huawei, su impulso della commissione Europea. questo lo scontro che sta andando in scena all’interno del Governo giallorosso e di cui diverse fonti di HuffPost tracciano i contorni. Il tema, lo ricordiamo, riguarda la più moderna infrastruttura di telecomunicazioni con una previsione di 2,8 miliardi di schede sim attive entro il 2025 e una serie di caratteristiche da essa garantite, come la velocità di trasferimento dati venti volte superiore al 4G, connessioni simultanee, efficienza dei segnali, latenza ridotta, e le porte aperte all’Internet delle cose, alle smart city e tutto ciò che ne consegue in termini di innovazione.

SCONTRO UE-USA "Noi attualmente in Italia stiamo seguendo le indicazioni fornite dall’Ue, che però sono opposte a quelle fornite dall’amministrazione Trump", spiega una delle fonti. Partiamo dal presupposto tecnico che nel nostro Paese le reti 5G sono già attive e messe in campo dai fornitori di provider delle telecomunicazioni che sono, per citare i più importanti, Vodafone, Tim, Fastweb, Iliad, eccetera. Esse, a accezione di Vodafone, usano componenti hardware cinesi, Huawei e Zte. Come esplicitamente dichiarato dalla vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager, l’ideale per gli Stati Ue è di avere dei multivendor come struttura fisica che caratterizza la Rete 5G, quindi non di avere un unico vendor europeo, come Ericcson e Nokia, ma più vendor, anche stranieri, quindi anche cinesi, perché più fornitori si controllano a vicenda e questa sarebbe la condizione migliore anche dal punto di vista della sicurezza. L’Ue, in pratica, dice: io voglio che gli Stati europei abbiano più fornitori, anche stranieri, anche cinesi, e ai Paesi che stanno portando avanti il 5G, io fornisco una cassetta degli attrezzi, cioè una serie di regole, di policy, di linee guida che hanno come obiettivo quello di far garantire da parte del governo e dei vari player di quello Stato, che ci siano tutte le garanzie in termini di protezione dell’informazione, di resilienza dell’infrastruttura, quindi l’Italia "sta facendo il suo compitino e lo sta facendo molto bene", sentenzia la gola profonda vicina al dossier.

RISCHIO CONTENZIOSI CON GLI OPERATORI TLC "A ben guardare – prosegue – per il 5G non si può prescindere dalla Cina perché in quel caso verrebbe giù anche il 4G a livello infrastrutturale", e inoltre, seguire i dettami del Presidente degli Stati Uniti, che sulla questione vorrebbe un taglio dei ponti con la Cina, implicherebbe una perdita di denaro enorme e un rallentamento di almeno cinque anni nella corsa all’innovazione. Il Premier Conte sembra sensibile al tasto dell’opportunità economica e del balzo in avanti digitale, e lo farebbe per portare avanti una politica post-Covid che guarda alla tecnologia come un pilastro fondamentale della strategia di contenimento dell’epidemia e della ripresa dell’economia nazionale, sia per evitare di aprire un contenzioso enorme con gli operatori telefonici che già hanno installato le reti impiegando miliardi di euro e aspettano solo di accenderle Nello specifico, quando sono state fatte le gare di assegnazione alle compagnie telefoniche, non esisteva nessuna condizione che imponesse hardware non cinesi agli operatori, quindi ora invertire la marcia sarebbe molto oneroso per il nostro Esecutivo e per le casse dello Stato.

ANCHE NEL COPASIR SI SPINGE PER LA LINEA AMERICANA Il grande nodo politico, quindi, sta tutto qui, nel decidere se bonificare l’intera rete italiana del 5G da qualsiasi componente cinese, nello specifico Huawei, come vorrebbe Di Maio, accontentando il nostro alleato storico statunitense, oppure se premere l’acceleratore dell’avanzamento tecnologico avallando la linea europea con tutto ciò che ne consegue. Il Ministro degli Esteri ha una posizione che sembra avanzare sulle orme segnate dal Copasir, che attraverso due documenti ha messo nero su bianco le sue preoccupazioni sui rischi connessi alla sicurezza nazionale nella partita del 5G, se si dovesse sposare una linea ‘filocinese’. Alcune fonti al suo interno spiegano che la soluzione migliore, sarebbe di affidare l’infrastruttura fisica ad Ericsson o Nokia, sacrificando tempo e denaro in nome della sicurezza e per evitare quella che alcuni definiscono una ‘invasione economica’ da parte dell’ex Celeste impero. Questa linea filoamericana sarebbe per Di Maio anche una scelta di opportunità politica perché gli garantirebbe nuovi consensi e rafforzerebbe una sua eventuale leadership contrapposta a quella di Giuseppe Conte.

MARIA ELENA CAPITANIO

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