Non è facile diventare anziani. Forse è un capriccio del destino. Ma è una stagione straordinaria che ci libera, finalmente, dai laccioli della burocrazia del lavoro e ci offre finalmente un orizzonte nuovo. Libertà, produttività, una concretezza senza steccati, senza confini. Senza doversi piegare alle logiche degli inutili spostamenti, degli appuntamenti lontani, delle polemiche pretestuose. Il tempo resta sospeso, indefinito, incompiuto. Ma ognuno può interpretarlo come vuole, sigillando finalmente le proprie passioni, recuperando gli anfratti della memoria, modellando la qualità della vita.

Un dono, un privilegio, un potere che può consentire di osservarti, di scrutarti allo specchio, togliendoti la maschera triste di tutti i giorni per inventarti un nuovo calendario, per costruire le inedite storie del futuro. Poi, nei mesi scorsi, è arrivato il Covid e tutto è cambiato.

Abbiamo iniziato a sentire in giro ragionamenti strani. Sugli anziani, sulle loro patologie pregresse, su quel capolinea che sembrava vicino. Addirittura, in Lombardia, qualche primario ha candidamente confessato di aver dovuto operare delle scelte nel proprio reparto. Di fronte alla carenza di ventilatori, di fronte ad una qualsiasi, delicatissima scelta si è optato per i più giovani.

Non potevano fare altrimenti, sostengono, la situazione era al collasso. Si è persa così, in pochi mesi, una larga fetta di un’intera generazione.

Quel patrimonio di straordinarie esperienze che ci legavano al passato, certo. Ma, paradossalmente, nell’opinione pubblica è passato il concetto che l’anziano fosse solo una figura poco produttiva, di modesto profilo, quasi un peso per qualsiasi società moderna.

Senza ribadire, come sanno tutti, che, soprattutto in momenti come questi, è la terza età, con le sue pensioni, con la sua esperienza a reggere il peso dell’economia familiare. Ed oggi, a distanza di qualche mese si vira ancora. I pensionati, i nonni tornano ad essere indispensabili. Per loro c’è, addirittura, il bonus baby sitter, a patto che non siano soggetti conviventi. Ecco, quindi, gli anziani in altalena. Ieri ricercati dal mercato pubblicitario, poi, nei giorni drammatici del Covid, trasformatisi quasi in relitti della società ed oggi blanditi col bonus baby sitter come preziosi, straordinari interlocutori. Un quadro d’insieme che genera turbamento, disorientamento, imbarazzo. Mentre la società italiana torna a riconoscere, a denti stretti, il peso specifico di una trincea umile e mansueta che rappresenta una delle ultime, sane realtà della società contemporanea.

Redazione centrale

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