L'ingegnere Marcelo Bomrad

La comunità italiana ha un passato da protagonista gloriosa e laboriosa nella storia argentina. A cominciare dalla prima ondata migratoria, quella dei patrioti mazziniani e monarchici che volevano l’unione e la liberazione d’Italia dal giogo straniero, la nostra collettività è sempre stata dinamica, creativa, solidale, volano di grandi imprese.

I migranti italiani spinti da un’energia irrefrenabile e ideali di solidarietà, hanno fondato molte associazioni. La prima è stata l’Unione e Benevolenza, repubblicana, 1858, poi la Nazionale Italiana, monarchica, 1861, in seguito molte altre, tra cui l’Unione dei Liberi Bevitori poi Operai Italiani, il Circolo Italiano e la Camera di Commercio Italiana in Argentina. La C.C.I. è stata fondata nel 1884, da imprenditori che volevano promuovere i rapporti socio economici e imprenditoriali tra l’Italia e l’Argentina, un ruolo che la Camera svolge da allora con creatività e grinta.

Si tratta di un faro, che lungo il tempo ha illuminato la vita e la storia della collettività italiana in Argentina, senza mai spegnersi, oggi presieduta da Giorgio Alliata di Montereale, e Francesco Tosi, gran tifoso dello Sportivo Italiano, come une dei due Vice Presidente. L’energia della collettività italiana non si è estinta con il tempo. Nel dopo guerra, dal 1945 al 1960 sono arrivati nuovi migranti italiani, che hanno portato linfa vitale all’associazionismo italiano. Sono nati allora nuovi sodalizi, tra cui, sicuramente quello più dirompente ed esplosivo, capace di trascinare masse è il Club Sportivo Italiano, che vanta anche una storia singolare e rilevante.

E’ stato fondato, infatti, il 7 maggio 1955, con il nome Associazione del Calcio Italiano in Argentina (A.C.I.A.) da Ettore Rossi, che apparteneva con Dionisio Petriella, l’Ing. Vittorio Valdani, il filosofo Rodolfo Mondolfo a un altro gruppo d’italiani d’eccellenza. Lo stesso Rossi che aveva istituito nel 1949 il Corriere degli Italiani, il più importante giornale italiano in Argentina, di cui fu direttore fino alla morte. Il Club Sportivo Italiano dagli inizi tanto gloriosi, durante i suoi anni di vita ha alternato momenti di grande successo ad altri meno brillanti. Ora ha un Consiglio Direttivo con grandi ideali e progetti, presieduto da Antonio "Tony" Amerise.

Il suo stadio dal nostalgico nome Repubblica d’Italia si trova in Ciudad Evita, a La Matanza. Due perle quindi, nate in secoli diversi e circostanze differenti, molto radicate nella comunità italiana e nella società argentina, che da questo mese di settembre si sono unite, grazie alla gestione dell’Ing. Marcelo Bomrad, per continuare insieme il loro cammino e cercare di ridare forza e intraprendenza alla collettività italiana, che da alcuni anni si è accasciata, e sembra quasi "moritura". Un risultato imprevisto se si pensa che fino a vent’anni fa, sotto la guida di Luigi Pallaro, il dott. Franco, Tonino Macri, Antonio Ambrosio e tanti altri leader era in ottima salute. Ne parliamo con l’Ing. Bomrad, ideatore del progetto e integrante del Comitato Esecutivo della C. C. I. e coordinatore nazionale della Lega nel Mondo in Argentina.

A cosa si deve l’unione della Camera di Commercio Italiana con il Club Sportivo Italiano?

Da anni faccio parte dei due sodalizi. Pensando che la C.C.I lavora con entusiasmo e profitto e che il calcio, in tutto il mondo, genera passioni, entusiasma le folle, ho pensato che avremmo potuto provare a unirli per infondere nuova vita alla collettività italiana, che ora sembra meno dinamica di alcuni anni fa. Ho espresso il mio progetto al Consiglio Direttivo dei due sodalizi che mi hanno manifestato con entusiasmo il loro parere positivo. Desidero approfittare di questo spazio per esprimere i miei ringraziamenti alle due istituzioni e avermi permesso di contribuire, anche se minimamente, a quest’accordo.

Cosa vi proponete in concreto?

Di ridare alla comunità italo argentina la gerarchia che la caratterizzava e che si basava su alcuni valori tipici italiani: la creatività, il lavoro, lo sforzo, le stesse competenza indispensabili per un alto rendimento calcistico. Così, attraverso il calcio vorremmo risvegliare la collettività italo argentina, ridarle entusiasmo e suscitare l’interesse dell’intera società.

Perché la comunità italiana ha fatto questa fine?

Probabilmente perché, con l’esercizio del diritto di voto, ha delegato in partiti politici "non-italiani", cioè senza appartenenza a gruppi parlamentari con potere reale a Roma, i reclami di cui prima si occupava direttamente ed ha scelto maggioritariamente rappresentanti politici a cui risulta molto difficile farsi approvare progetti in Parlamento. Res Non Verba: se non mi sbaglio, dal 2006 in Parlamento sono stati approvati soltanto uno o due disegni di legge (ddl) con prima firma d’un eletto in Argentina/America Meridionale. Per ridare alla collettività il suo ruolo di protagonista, la sua vitalità, ci sembra fondamentale coinvolgere tutti gli italiani, soprattutto i giovani. Bisogna ritornare nelle associazioni per risolvere insieme i problemi, dialogando, senza distinzione di partito. Solo con l’unione e la forte integrazione tra cittadini italiani, imprese, dirigenti e istituzioni si potrà tornare al protagonismo delle epoche anteriori.

Programmi per il futuro?

In linea di massima per ora sono tre. Attraverso accordi con club calcistici italiani, come l’Hellas Verona, il Milan, l’Inter, la Juventus, la Roma, vorremmo: trasformare il Club Sportivo Italiano in una piattaforma di sviluppo e in un veicolo per l’esportazione di talenti calcistici argentini; che le grandi squadre italiane organizzino colonie estive nel nostro stadio Repubblica d’Italia. Terzo ci proponiamo di preparare competizioni calcistiche inter imprenditoriali, con il coinvolgimento di tutte le camere europee di commercio, presenti in Argentina, e riunite nella Camera Europea di Commercio.

Avete già fatto un’esperienza in tal senso?

L’anno scorso, 2019, il Club Sportivo Italiano ha realizzato con il Circolo Sociale e Culturale Michelangelo, presieduto da Fernando Iantorno, una competizione di calcio infantile, nel suo stadio. Si è seguito il principio "che i bambini si divertano facendo sport mentre assorbono la cultura italiana". L’intenzione è di continuare a realizzare gare per bambini e per professionisti, sicuri che lo sport è un eccellente veicolo d’integrazione e di riscoperta dei valori. Insomma più partecipazione e meno politica.

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