Il premier Conte (Depositphotos)

Dacci oggi il nostro litigio quotidiano. Altrimenti? Ci sembrerebbe di vivere in un altro Paese. Non in Italia. Qual è la polemica che divide adesso la maggioranza, anzi le due forze politiche che hanno lo strapotere in Parlamento, cioè il Pd e i 5Stelle? Un concorso o concorsone (definiamolo così) che dovrebbe, anzi interessa, 64mila precari della scuola. Il ministro Lucia Azzolina ha deciso che la prova deve cominciare il 22 ottobre. E subito i Dem si sono scatenati. Non è possibile, dicono. In questa maniera si interrompe la scuola che ha già iniziato tra mille problemi. Rimandiamo il tutto alla vigilia di Natale, durante le lunghe vacanze. Proposta quasi accettabile. Ma i Grillini non ci pensano nemmeno a tornare indietro. E il ministro taglia corto: "Il bando viene pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale. Nessun ripensamento, dunque".

Stavolta i seguaci di Zingaretti hanno l’appoggio dei sindacati, i quali sostengono che le lezioni non si possono interrompere per il concorso dopo appena un mese, se non meno, dalla riapertura delle scuole. Ma il ritornello non piace ai Grillini che vanno avanti per la loro strada. "Concorso di colpa", titola a effetto stamane un quotidiano dell’ultra sinistra. Azzeccatissimo perché, lo ripetiamo, non c’è giorno in cui il Governo non si spacchi. Vuoi per una cosa, vuoi per un’altra. Tutto questo all’indomani di una intervista di Dario Franceschini, ministro della cultura e del turismo, che chiedeva un patto di non belligeranza tra la maggioranza e l’opposizione sui temi di fondo che assillano il nostro Paese. Suggerimento a cui Silvio Berlusconi ha risposto subito si. Però, come si può andare avanti se è la stessa maggioranza a dividersi un giorno si e l’altro pure?

Purtroppo, non è questo l’unico braccio di ferro della giornata. Ne nasce immediatamente un secondo che riguarda stavolta i 5Stelle e lo stesso Presidente del Consiglio. Giuseppe Conte nei giorni scorsi, aveva annunciato la fine del reddito di cittadinanza la cui prima tranche dovrebbe finire in questi giorni. I Grillini insorgono. "Niente affatto", rispondono al premier. "Questa iniziativa non si tocca. È una nostra battaglia e la vinceremo così come abbiamo vinto l’altra sul taglio dei parlamentari". Naturalmente in simili condizioni la destra gongola. Soprattutto quella di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, oppositori ad oltranza, al contrario del Cavaliere. Che, come abbiamo visto, è pronto a dare una mano al governo in caso di una estrema necessità. Invece, il duo più estremista è perentorio: "Andare avanti così vuol dire portare l’Italia allo sfascio. Speriamo che il Quirinale se ne accorga e dia retta alle nostre parole".

L’Italia resta al palo se gli accordi non si raggiungeranno, perché non vedremo né i 36 miliardi del Mes, né i 209 del Recovery Fund. Tutto questo mentre il Covid-19 non arretra. Ieri i casi sono stati 1.194 e 16 i morti. Con la Campania che continua a tenere il record e il Lazio a seguirla da presso. Un’altra tegola per Zingaretti. E anche per la Raggi alla vigilia del voto per la poltrona del Campidoglio. A preoccupare di più è quel che è accaduto al Genoa calcio. Finito nell’occhio del ciclone per quattordici casi accertati di virus. Undici di giocatori e tre dello staff. Un fulmine sul nostro sport più popolare che mette addirittura in dubbio il futuro del campionato e dello stesso Genoa in particolare. Allora, c’è chi chiede immediatamente un ritorno al passato. E cioè via gli spettatori dagli stadi e divieto di entrata anche per quei mille che erano stati concessi dopo un accordo fra Lega e ministero. E lecito rischiare ancora? In molti rispondono no.

BRUNO TUCCI

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