A sinistra, Marielle Franco (foto da Twitter)

Nel suo ultimo tweet aveva scritto: “Quanta altra gente deve morire prima che finisca questa guerra?”. Sì, perché Marielle Franco, consigliera municipale di Rio de Janeiro, stava dedicando la sua vita a difesa dei più poveri.

Lei, nata e cresciuta nella favelas, sapeva bene quanto è dura la vita in quei luoghi dove regna l’antistato. La stessa vita che le è stata strappata via la scorsa notte, quando è stata ammazzata a colpi di arma da fuoco mentre si trovava in macchina. Ha perso la vita anche l’autista, Anderson Pedro Gomes, mentre una sua assistente è rimasta ferita perché colpita dalle schegge di vetro dei finestrini andati in frantumi e non sarebbe in pericolo di vita.

Scartata subito la pista della rapina in quanto i criminali non hanno rubato niente, la Franco, raggiunta da quattro colpi alla testa, è stata vittima di un’esecuzione.

L’esponente del Partito del Socialismo e Libertà, eletta nel 2016 con 46,5 mila preferenze, è sempre stata al fianco degli abitanti delle favelas. E non esitava a denunciare abusi e violenze commessi dalla polizia militare nella città carioca.

Appena 24 ore prima della sua morte, aveva scritto questo tweet: “Un altro omicidio di un giovane che potrebbe essere stato realizzato per conto della polizia militare. Quanti altri moriranno affinché questa guerra finisca?”.

Migliaia di persone sono scese in piazza dopo l’omicidio di Franco. Una manifestazione assolutamente spontanea per chiudere giustizia. In tanti indossavano abiti neri e intonavano slogan contro la polizia: “Basta uccisioni… è tempo di reagire!”.