Un fiume, un territorio e il suo cinema. Circa 500 tra film, documentari e fiction televisive sono state girate sul delta del Po, un ambiente particolare d’acqua. “Cinema! Storie, protagonisti e paesaggi” è il titolo della mostra in corso sino a luglio a Palazzo Poverella di Rovigo, curata da Alberto Barbera, già direttore del Museo del Cinema di Torino e attuale direttore della Mostra del cinema di Venezia.

Un patrimonio di immagini che si sviluppano nella mostra in cui compaiono i più grandi registi del cinema italiano, impegnati sul Po: Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Giuseppe De Santis, Michelangelo Antonioni, Alberto Lattuada, Mario Soldati, Pupi Avati, Ermanno Olmi e Carlo Mazzacurati. Ma il vero protagonista dell’esposizione è il paesaggio fatto di acque, sabbia, protezioni fluviali e piane dell’ampio delta.

“L’esposizione - spiega il curatore - si propone di ricostruire la storia del rapporto intenso, profondo e originale che si è instaurato in oltre ottant’anni di intensa frequentazione fra un territorio dalle caratteristiche pressoché uniche e i cineasti italiani, dando vita a opere indimenticabili destinate a rimanere nella storia del cinema”.

A Rovigo si vedono materiali originali o in copia, fotografie e stampe, manifesti e depliant, locandine e pubblicità, immagini dei set, sceneggiature, materiali d’archivio, videomontaggi di sequenze di film, documentari e sceneggiati TV, interviste filmate ai protagonisti. Il primo ciak nella zona è quello di Luchino Visconti che nel 1943 gira "Ossessione", pellicola che segna la nascita del neorealismo in tono di lata drammaticità. Nel dopoguerra proprio a Porto Tolle Roberto Rossellini vi ambienta il quarto episodio del film "Paisà", quello che vede impegnati insieme partigiani e paracadutisti americani nelle paludi del Polesine contro i nazisti.

Sempre sul delta esordisce Giuseppe De Santis con il film "Caccia tragica", su una sceneggiatura sua e di Michelangelo Antonioni, Umberto Barbaro e Cesare Zavattini. Pochi anni dopo, il Grande Fiume è il protagonista del film "Il mulino del Po" per la regia di Alberto Lattuada e la sceneggiatura di Tullio Pinelli e Federico Fellini, ambientato alla fine dell’Ottocento. Il regista ferrarese Florestano Vancini comincia qui la sua carriera con i documentari “Uomini della palude” e "Tre canne e un soldo" e più tardi è aiuto regista di Mario Soldati che, con "La donna del fiume", consacra definitivamente Sophia Loren che in questa pellicola interpreta il ruolo di una lavorante nello stabilimento di marinatura delle anguille a Comacchio.

Anche l’altro regista ferrarese di fama mondiale Michelangelo Antonioni nel 1943 girerà un corto di una decina di minuti, "Gente del Po". Il regista sceglierà ancora più volte il Polesine per i suoi film: qui ambienta "Il grido" del ’57, per scendere poi a Ravenna per "Il deserto rosso" e risalire a Ferrara per l’ultimo episodio di "Al di là delle nuvole" codiretto con Wim Wenders. E’ del ’58 "Un ettaro di cielo", film d’esordio di Aglauco Casadio, per la sceneggiatura di Tonino Guerra con Elio Petri e Ennio Flaiano.

Accanto alla produzione cinematografica di finzione, almeno sessanta documentari sono stati dedicati a queste terre. Oltre a "Gente del Po" di Michelangelo Antonioni, i più conosciuti sono "Delta padano" (1951) e "Una capanna sulla sabbia" (1955) di Florestano Vancini, "La missione del Timiriazev" di Gillo Pontecorvo (1951), "Quando il Po è dolce" di Renzo Renzi (1951), "Lungo il fiume" di Ermanno Olmi (1992), sino al recente "Il pesce rosso dov'è" di Elisabetta Sgarbi (2015). A queste due categorie si affiancano infine sceneggiati e programmi tv da "Il mulino del Po" di Sandro Bolchi (1962) a "De Gasperi l’uomo della speranza" di Liliana Cavani. Ma le immagini più vere che resteranno nella memoria degli italiani sono quelle dell'alluvione del Polesine del 1951, spesso fotogrammi presi in diretta da anonimi cittadini.

Marco Ferrari

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