Alfonso Capurro e Gabriela Mordecki

Per molti è il problema più importante che ha l’Uruguay e che riguarda il vivere quotidiano. Stiamo parlando del costo della vita, un aspetto abbastanza problematico per un paese che mostra indici positivi a livello di crescita ma che soffre terribilmente stipendi bassi in confronto ai costi che sono continuamente in aumento.
È la particolarità del Paisito, incastrato tra i due giganti Argentina e Brasile e in lotta per affermarsi e difendersi dalle turbolenze del contesto internazionale. L’ultima minaccia in ordine di tempo è arrivata dall’Argentina, con la svalutazione del peso (- 34% da gennaio scorso) nei confronti del dollaro e la decisione di chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale. Seppur in misura inferiore, anche in Uruguay il dollaro sta aumentando e ci sono preoccupazioni su come possa evolversi la situazione. Dopo tre anni di crescita economica contenuta, le previsioni per il 2018 si attestano al 3.2%. Quali conseguenze avrà la burrasca argentina sull’altra sponda del Rio della Plata? E l’aumento del dollaro rispetto al peso uruguaiano?
Per capire qualcosa in più sulla situazione economica abbiamo chiesto un parere a due esperti. Lo scenario appare moderatamente ottimista anche se bisogna andare con cautela.
Il primo economista consultato è il docente dell’Università Ort Alfonso Capurro, famiglia di lontane origini genovesi e in possesso della cittadinanza italiana. Sulla situazione    argentina, descrive una realtà che è “abbastanza diversa” rispetto agli anni Novanta quando i “rapporti tra i due paesi erano strettissimi”. “Oggi – spiega – l’Argentina continua  ad  essere  un socio importante per l’Uruguay, specialmente  nel  turismo  ma  in misura sicuramente ridotta rispetto al passato. Negli ultimi anni l’economia uruguaiana si è distanziata da quella dei suoi due vicini ed il nostro quadro macroeconomico è molto più solido. Non credo in una crisi o in una situazione di vulnerabilità ma sicuramente bisognerà riaccomodarsi all’interno del contesto sudamericano”.
Secondo Capurro il 16 aprile è la data chiave in cui è partita la corsa del dollaro al rialzo praticamente in tutto il mondo e ciò ha diverse spiegazioni. L’indebolimento del peso uruguaiano nei confronti del dollaro è stato dell’8%, un caso molto simile a quello di altri paesi tra cui il Messico.
“Questo può avere conseguenze positive per una parte della nostra economia che opera all’interno del contesto globale e rende i nostri prodotti più competitivi. Certamente l’effetto negativo potrebbe essere sull’inflazione e l’aumento dei prezzi dato che tantissimi prodotti sono in dollari”.
La sua previsione è che entro la fine di quest’anno il dollaro arrivi a 32 pesos: “È difficile fare delle previsioni ma ormai è chiaro che il cambio che abbiamo avuto negli ultimi due anni che l’Uruguay è cresciuto tantissimo nel decennio tra il 2004 e il 2014.
La riduzione della disoccupazione e l’aumento dei salari fa aumentare i prezzi. La vera sfida per l’Uruguay oggi è quella di migliorare la sua produttività e l’efficienza specialmente a livello statale. Come segnalato da molti, la riduzione del deficit fiscale è un aspetto fondamentale”.
Anche per Gabriela Mordecki, docente dell’Università della Repubblica, il panorama uruguaiano mostra timide preoccupazioni. Bisogna essere prudenti ma non allarmisti. A partire proprio dalle ripercussioni della situazione argentina che dovrà essere analizzata il prossimo anno dopo la fine della stagione turistica estiva.
“A partire dal 2002 tra i nostri paesi c’è stato un distanziamento sulle politiche economiche. Tuttavia, i vincoli culturali e commerciali continuano ad essere molto forti specialmente nel turismo e per questo bisognerà aspettare la fine della prossima estate per poter valutare le conseguenze”.
Sulla crescita del dollaro, la professoressa  dell’Udelar si dice poco sorpresa alla luce dell’incremento dei tassi di interesse a medio termine da parte dell’amministrazione statunitense: “Questo è un tema molto impor- tante poiché riguarda i risparmi di buona parte della popolazione oltre che le esportazioni. In generale possiamo dire che la nostra economia funziona praticamente con due monete e ciò comporta notevoli difficoltà. La gente cerca dollari per proteggersi dalle crisi o quantomeno per stare più sicuro rispetto al peso. Questo aumento era ampiamente prevedibile per le ultime scelte della Banca Centrale degli USA”.
Per i consumatori uruguaiani il “tema centrale” sarà quello dell’inflazione e di come reagirà con un tasso di cambio maggiore con il dollaro: “Ogni volta che il tasso di cambio si modifica ci sono conseguenze su tanti prodotti. Bisognerà vedere come si evolverà la situazione. Anche se l’inflazione adesso va bene, esistono diverse preoccupazioni dovute alla crescita del dollaro. Vedremo fino a dove si potrà arrivare e se il Governo deciderà di intervenire”.
Alla domanda sul perché sia così caro il costo della vita in Uruguay, Mordecki risponde ricordando la grande crescita avuta dal paese negli ultimi anni e minimizzando un po’ il problema: “Questa è una percezione che si ha solo su alcuni prezzi e non sul carrello della spesa. È una questione molto relativa dato che dipende sempre dai punti di vista e dagli stipendi della popolazione. Avendo avuto una crescita fortissima negli ultimi anni, l’Uruguay è diventato più caro ma quando si afferma ciò bisogna sempre contestualizzarlo”.

Matteo Forciniti