Il ministro Giovanni Tria

Tria prepara blocco, flat tax e reddito addio. Tria, ministro dell’Economia, prepara tre anni di austerità per gli italiani: spesa pubblica bloccata per mille giorni ai livelli attuali. E allora? Flat tax e reddito di cittadinanza in soffitta, a tempo indeterminato. Mentre Bibi e Bibò, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, contano frottole. L’Uomo-in-Lebole e l’Uomo-in-felpa, Bibi e Bibò, continuano a girare per tutti i telegiornali del mondo a sciorinare le loro stupidaggini e i loro miracoli prossimi venturi. La realtà è molto diversa e assai meno scintillante.

Giovanni Tria, che è il ministro dell’Economia, e non un saltimbanco, sta facendo i suoi conti con il bilancio dello Stato e i risultati sono abbastanza semplici: ci aspettano tre anni di austerità. Niente aumenti ai dipendenti pubblici, tagli alle pensioni, e al welfare. In sostanza, Tria medita di bloccare la spesa pubblica, cioè le uscite dello Stato, per i prossimi tre anni al livello attuale. E questo non per sadismo, ma semplicemente per cominciare a far scendere davvero il debito pubblico. In Europa hanno già fatto sapere, in via informale, che di nuova flessibilità per l’Italia non è nemmeno il caso di parlare: troppi debiti, basta.

Per far contenti Bibi e Bibò, che andranno in tv a concionare, Tria istituirà commissioni di studio sugli argomenti a loro cari: flat tax, reddito di cittadinanza e altro. Studi lunghissimi, interminabili. Quindi l’Uomo-in-Lebole e l’Uomo-in-felpa continueranno a dire che tutto è allo studio e che se ne parlerà in autunno, poi in inverno infide in primavera e poi in estate. In realtà, nell’orizzonte vero, reale, ci sono tre anni di austerità, e anche abbastanza severa.

Nel frattempo, mentre si tirerà un po’ la cinghia, Salvini potrà continuare la sua guerra ai mulini a vento, cioè ai migranti. I suoi supporter potranno continuare a pensare che in autunno manderà via (ma dove?) i 600 mila clandestini di cui parla da mesi. Probabile, invece, che verso Natale stabilizzi tutti, dando la colpa a Renzi o a Gentiloni o a Minniti. Il suo socio, Di Maio, si troverà in Parlamento a dover accettare modifiche devastanti al suo stupidissimo decreto dignità, che ne uscirà stravolto, non migliorato. Insomma, le bugie hanno e gambe corte. In questo caso non arriveranno nemmeno a ferragosto. Il Pd, in compenso, continuerà a sonnecchiare, con il trolley già pronto, in attesa di un fischio da parte di Di Maio, di Grillo o di Casaleggio. Roba da vergognarsi per i prossimi cento anni.

 

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